Agevolazioni fiscali per aziende energivore

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risparmio energetico

Metamer, da sempre al fianco di imprenditori e professionisti

 

Per questo motivo ti informiamo che dal 1 Gennaio 2018 sono disponibili nuove agevolazioni fiscali per aziende a forte consumo di energia elettrica, come definito dal Decreto Ministeriale del 21 Dicembre 2017, e disciplinate dalle delibera ARERA (Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente) numero 921/2017.

Il documento prevede la possibilità di ridurre gli oneri relativi alla nuova componente ASOS direttamente dalla propria bolletta elettrica. Una misura che riguarda molte imprese italiane, dal momento che recentemente la soglia di consumo per la classificazione energivora è stata abbassata.

Vediamo quindi come richiedere le agevolazioni fiscali per la tua azienda in questo nuovo articolo del blog Metamer!

Agevolazioni fiscali per aziende energivore: cosa devi sapere

Possono beneficiare delle agevolazioni fiscali in oggetto le aziende con un consumo annuo di energia elettrica compreso tra 1 e 2,4 Gwh/anno, e che di conseguenza sostengono una spesa media annuale dai 150.000 € ai 350.000 € per l’energia elettrica.

Le imprese in questione dovranno sottostare all’obbligo di diagnosi energetica prescritto dal Decreto Legislativo numero 102 del 2014, inerente le direttive sull’efficienza energetica.

L’operazione è frutto di un lungo e complesso, e consente di introdurre anche per le imprese italiane nuove misure europee che prevedono sgravi fiscali sul prezzo dell’energia, per una maggiore competitività delle aziende rispetto ad altri Paesi stranieri.

La riduzione del costo dell’energia per le imprese energivore, insieme al sostegno all’innovazione attivato con il piano Industria 4.0, costituisce la base per un recupero di competitività del Made in Italy e di tutti i settori industriali, per rilanciare la crescita, contrastando il rischio di delocalizzazioni. – Fonte Ministero dello Sviluppo Economico.

Oltre 3000 le aziende italiane interessate, che potranno accedere ai nuovi benefici fiscali, per un valore complessivo di un miliardo e 700 milioni di euro risparmiati. Imprese manifatturiere, alimentari e di produzione di materiali di base, insieme ad una filiera che, in modo diretto e indiretto, beneficerà grazie a questa misura di una crescita in termini di occupazione.

Sulla linea della Strategia Energetica Nazionale recentemente stilata e approvata, questa misura è dunque finalizzata al contenimento del cosiddetto fenomeno della “povertà energetica”, grazie al potenziamento degli strumenti a favore dell’efficienza energetica e dell’evoluzione tecnologica, e agli investimenti sulle infrastrutture e sulla rete elettrica.

Agevolazioni fiscali per aziende energivore: come e quando richiederle

Gli step necessari a richiedere le agevolazioni fiscali per aziende energivore sono i seguenti:

  • registrarsi sul Portale Energivori della CSEA, la Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali;
  • attendere il via per presentare le richieste di integrazione o di registrazione dei nuovi energivori;
  • attendere il 31 luglio 2018 per l’attuazione dei conguagli delle agevolazioni spettanti, a partire dal 1 gennaio 2018.

È molto importante rispettare i termini e la presentazione di tutta la documentazione necessaria richiesta, pena l’esclusione dai conguagli, che sarà possibile richiedere solo a partire dal prossimo anno!

Data la delicatezza dell’operazione, è doveroso valutare la possibilità di rivolgersi a consulenti o agenzie specializzate in grado di occuparsi del disbrigo di tutta la parte burocratica per accedere alle agevolazioni.

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Per maggiori informazioni in merito alla possibilità di accedere ad agevolazioni fiscali per aziende energivore è inoltre possibile consultare la pagina dedicata sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico.

Bonus verde 2018: con il tetto verde risparmi energia (e aumenti il valore dell’immobile)

L’introduzione del Bonus Verde 2018, nei primi mesi di quest’anno, ha aperto il dibattito su nuove e originali tendenze relative al rifacimento di giardini e aree verdi.

Un incentivo che prevede detrazioni fiscali per la sistemazione del verde domestico, come giardini privati e condominiali, ma anche terrazzi e balconi da riconvertire in chiave green.

Questo bonus va ad aggiungersi al resto di quelli previsti dalla nuova Legge di Bilancio 2018, tra cui bonus bebèdetrazioni fiscali per aziende e i nuovi bonus luce e gas, di cui abbiamo già parlato in questo articolo.

Un’iniziativa interessante, resa ancora più tale dalla possibilità di sfruttarla non solo per migliorare l’estetica del proprio immobile, ma anche la sua efficienza energetica. Già perché, al di della bellezza che piante e giardini sono in grado di suscitare, il verde rappresenta un ottimo coibentante per edifici, e si presta ad altri numerosi usi.

È il caso, per esempio dei tetti verdi, diffusi in nord Europa e in altre parti del Mondo, ma praticamente sconosciuti in Italia. Una soluzione sostenibile ed ecologica, in grado di garantire anche un risparmio sotto il punto di vista dei consumi energetici.

Scopriamoli insieme, in questo nuovo articolo del blog Metamer!

Cosa sono i tetti verdi

Proprio come suggerisce il nome, si tratta di un giardino pensile realizzato sul tetto del proprio immobile. I tetti verdi(o Roof In Green, come sono conosciuti all’estero) sono realizzati in modo da essere completamente impermeabilizzati dalla struttura principale, che contribuiscono a proteggere grazie al loro altissimo potere isolante.

Il terriccio utilizzato per la copertura verde permette, infatti, una più efficiente termoregolazione dell’edificio, che consente anche di mantenere meglio il calore in inverno e a garantire una temperature mite in estate. Inoltre, i tetti verdi, migliorano il livello di umidità percepita grazie all’azione delle piante, che fungono da filtro per le polveri sottilipresenti nell’atmosfera.

Una tecnologia ampiamente impiegata in abitazioni e uffici per migliorare l’efficienza energetica, garantendo così maggiori risparmi.

In Francia, nel 2015, il Governo ha promulgato una legge che obbligava le aziende a riconvertire i tetti di edifici di nuova costruzione secondo criteri verdi o fotovoltaico, grazie a incentivi simili all’attuale Bonus Verde 2018.

I risultati sono stati sorprendenti: un netto efficientamento del tasso di consumi ed emissioni, e un decisivo miglioramento dell’umore dei dipendenti, che molto spesso si occupano direttamente della cura dei giardini aziendalidurante le pause di lavoro.

Insomma, quella dei tetti verdi sembra essere una soluzione che, oltre all’ambiente, fa bene alla nostra salute!

Costi e vantaggi dei tetti verdi

Appresi quindi i benefici che le coperture in verde sono in grado di offrire ti starai forse chiedendo ora quanto costa un tetto verde.

Partiamo dal presupposto che, naturalmente, la spesa dipende dalla dimensione del tetto in questione ma, in un certo senso, anche i vantaggi.

Tipologie di tetti differenti saranno idonei ad ospitare giardini pensili e orti urbani diversi. Nello specifico i tipi di tetti verdi sono due:

  • Tetti Verdi Intensivi; della profondità di circa 1 metro, permettono di coltivare piante, ortaggi e persino piccoli alberi da frutto.
  • Tetti Verdi Estensivi; semplici rivestimenti in erba di 15-20 cm di spessore. Creano un’ottima coibentazione e non necessitano di una particolare manutenzione.

La scelta della tipologia è soggetta a parere e alla progettazione di un professionista (architetto o ingegnere) in grado di calcolare con precisione la distribuzione del peso, la capacità di carico del giardino pensile e un corretto sistema di drenaggio dell’acqua.

Prima di ogni operazione, è però necessario informarsi per sapere cosa prevedono nello specifico i regolamenti urbanistici e condominiali in materia, così da poter realizzare un tetto verde con tutte le dovute autorizzazioni.

Il costo di un tetto verde dipende quindi esclusivamente dalla progettualità alla base dello stesso, e dalla sua tipologia (a parità di dimensione, l’intensivo risulterà naturalmente più caro dell’estensivo). Il costo di una semplice copertura verdesi aggira normalmente attorno ai 70 euro per metro quadro, e può superare i 100 qualora si preveda l’impiego di piante o tecnologie particolari.

vantaggi di un tetto verde risiedono invece, come detto, nella riduzione dei costi in bolletta che è in grado di generare, ma non solo.

Un tetto verde, specie se intensivo, e quindi con ortoaumenta il valore dell’immobile anche di un considerevole 15%-20%. Inoltre, ne migliora la qualità, grazie alla riduzione di emissioni e polveri sottili, ottimizzandone termoregolazione, tasso di umidità, isolamento acustico, e permettendo anche un approvvigionamento alimentare a chilometro zero.

Esperti interrogati sul tema stimano che grazie ad un tetto verde sia possibile ridurre le spese di riscaldamento e refrigeramento del 30%.

Come realizzare un tetto verde o orto urbano

Installare un tetto verde sulla propria abitazione è, come detto, un’operazione soggetta ad un’attenta valutazione progettuale. La sua natura rispecchia, per certi versi, i principi alla base della permacultura, una scuola di pensiero teorizzata alla fine degli anni ’70 che punta alla massificazione dei vantaggi derivanti da una buona sinergia degli ecosisistemi naturali. Un dottrina che strizza l’occhio ai bisogni dell’uomo, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi.

La progettazione di un tetto verde si compone di strati che permettono l’impermeabilizzazione, l’areazione e il drenaggio, al fine di evitare problemi di infiltrazioni d’acqua e altra natura. Data la natura complessa del progetto, è vivamente sconsigliata l’idea di realizzare un tetto giardino fai da te, a meno che tu non sia un esperto in materia.

Questo perché, al di là degli aspetti appena citati, è fondamentale tenere conto della maggiorazione di peso che graverà sulla struttura una volta che il tuo tetto verde sarà pronto, ed è quindi fondamentale sviluppare alla base un calcolo necessario che tenga conto della natura dell’immobile interessato.

Il Bonus Giardino 2018 prevede incentivi per tetti verdi con una detrazione del 36% delle spese ammissibili dal bando, fino ad un massimo di 5.000 euro. Le spese ammissibili comprendono anche la fase di progettazione e acquisto dei materiali, aspetto da non sottovalutare quindi, a fronte di un potenziale risparmio in grado di permettere una maggiore sicurezza.

Valutare l’opportunità di realizzare il proprio tetto giardino, per abitazioni o uffici, diviene quindi una considerazione concreta, sulla quale iniziare seriamente a riflettere sulla base degli ottimi risultati guadagnati in questi anni da altri Paesi nel Mondo.

Rimborso sull’acquisto di elettrodomestici 2017: quello che c’è da sapere

Il 21 Dicembre scorso il Governo Italiano ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale un piano per detrazioni fiscali fino al 50% sull’acquisto di grandi elettrodomestici da locare in una nuova residenza o in uno stabile appena ristrutturato. La detrazione IRPEF in questione è stata inclusa nell’ultimo patto di stabilità varato alla fine del 2016, i cui termini decorrano con lo scadere di quest’anno.

Ancora pochi mesi, pertanto, per presentare regolare domanda e annessa documentazione.

La deduzione sull’importo è estesa anche ad alcune categorie di complementi d’arredo, e valida per un tetto massimo di spesa del valore di 10.000 euro (quindi fino a 5.000 euro di effettivo rimborso). La clausola necessaria per poter richiedere lo storno è l’attuazione di interventi edilizi realizzati a partire dal 1 Gennaio 2016.

Se hai effettuato lavori di restauro o acquistato casa a partire dal 26 Giugno 2012 ti sarà possibile richiedere comunque il rimborso sull’acquisto dei tuoi elettrodomestici, purché l’acquisto di questi ultimi sia stato effettuato tra il 6 Giugno 2013 e la fine del 2016.

RIMBORSO ELETTRODOMESTICI: QUALI APPARECCHI SONO INCLUSI

Naturalmente, la nota fa riferimento solo a grandi elettrodomestici, come quelli necessari in cucina o nella stanza lavanderia.

L’elenco è composto da:

  • frigorifero
  • lavatrice
  • asciugatrice
  • lavastoviglie
  • congelatore o “pozzetto”
  • piastre a induzione o piano cottura
  • forno elettrico, a gas o microonde

Alla lista sono da aggiungere condizionatori, climatizzatori, convettori e altri specifichi dispositivi per il riscaldamento o la refrigerazione degli ambienti domestici.

Nonostante non sia determinante ai fini della richiesta di rimborso ti consiglio, nel caso tu non abbia ancora effettuato l’acquisto, di prediligere elettrodomestici di classe alta, da A+ in poi. Questo per garantirti prestazioni migliori, e un conseguente risparmio in bolletta.

È possibile identificare la classificazione energetica degli elettrodomestici dall’adesivo, o da tagliando, colorato esposto su di essi, nel quale sono indicate tutte le classi e quella di appartenenza del dispositivo in questione.

RESTAURO ABITAZIONE: QUALI LAVORI PERMETTONO DI ACCEDERE AL RIMBORSO

Nella legge di stabilità si fa menzione a particolari tipologie di intervento, di carattere manutentivo o conservativo, e all’installazione di strutture per la messa in sicurezza o l’abbattimento di barriere architettoniche.

I lavori di carattere “ordinario” includono:

  • Restauro o realizzazione di balconi, terrazzi o mansarde
  • Costruzione, ampliamento o restauro di servizi igienici
  • Sostituzione infissi
  • Realizzazione di muri di cinta, recenti e palizzate
  • Restauro o rifacimento di tramezzi o muri portanti

Gli interventi di carattere “straordinario” invece sono costituiti da:

  • Installazione di rampe, montacarichi, ascensori o scale di sicurezza
  • Restauro facciata dell’edificio o installazione di cappotti e isolanti
  • Apertura di nuove porte o finestre
  • Realizzazione di servizi igienici per disabili

Questi lavori si intendono sia per abitazioni private che per condomini, e comprendono infine anche opere di messa in sicurezza, restauro conservativo di beni storici e adeguamento degli immobili a nuovi standard di legge o per la riconversione in planimetria originale in caso di modifiche preventivamente effettuate.

Dal Luglio 2010 infatti è obbligatorio per legge conformare le planimetrie degli immobili di proprietà alle originali visure catastali depositate presso gli uffici del Catasto e Agenzie delle Entrate. Il rischio è quello di incappare in ammende pecuniarie e/o problematiche qualora decidessi di affittare o vendere casa.

DETRAZIONI FISCALI SULL’ACQUISTO DI ELETTRODOMESTICI: ALCUNE COSE DA SAPERE

È possibile inoltrare la domanda anche per più immobili proprietà, l’importante è non superare il tetto 10.000 euro previsto. La ristrutturazione edile di un immobile è un intervento compreso tra quelli necessari a richiedere il rimborso, ma è necessario allegare alla domanda la documentazione completa del restauro e dell’acquisto degli elettrodomestici.

Vanno pertanto conservate:

  • Ricevute di pagamenti effettuati, come bonifici o ricevute di carte di credito e affini
  • Certificati di addebito sul proprio conto corrente
  • Fatture di acquisto elettrodomestici
  • Documentazione relativa ai lavori di restauro, che indichino la natura dell’intervento, le spese e la tipologia di lavoro eseguito

Alle spese di acquisto elettrodomestici possono essere incluse quelle di trasporto e montaggio.

Attenzione però: i lavori di ristrutturazione idonei per questa operazione NON comprendono quelli di adeguamento o miglioramento della classe energetica di un immobile, per i quali esistono invece altre specifiche tipologie di detrazione, anche fino al 75%.