Estate in Abruzzo e Molise: cosa vedere e cosa scoprire!

Visitare Abruzzo e Molise in estate significa perdersi in un viaggio alla scoperta di paesaggi e sapori autentici. Non a caso, all’inizio del secolo scorso, furono proprio questi territori a stuzzicare la curiosità di letterati e artisti che giunsero da tutta Europa, e talvolta anche da più lontano, per raccontare le bellezze locali.

In Abruzzo e Molise c’è davvero molto da scoprire e sembrano saperlo bene i sempre più numerosi turisti che, specie in Agosto, affollano paesini, spiagge e montagne alla ricerca di un po’ di pace e di qualche piatto tipico. Merito forse anche della stampa internazionale, che da qualche tempo ha iniziato a dedicare alle nostre regioni un certo spazio, con articoli molto lusinghieri.

Noi di Metamer conosciamo bene il valore dei territori in cui operiamo perché investiamo quotidianamente per promuoverne le eccellenze culinarie, paesaggistiche, sportive e professionali.

Per questo abbiamo pensato ad un nuovo articolo del nostro blog mirato alla scoperta di Abruzzo e Molise in estate. Se non hai ancora in programma alcuna attività per impegnare le tue ferie ecco quindi qualche idea per una o più gite fuori porta all’insegna dell’autenticità!

san salvo

Vasto: città d’arte di cultura!

La costa dei trabocchi regala sempre grandi emozioni e i suoi Comuni, come Ortona, San Vito Chietino, Vasto e Fossacesia, sono sempre più gettonati dal pubblico attratto dalla bellezza di località balneari come Ripari di Giobbe, Punta Aderci, Punta Acquabella e Punta Penna.

Comuni che conservano inoltre un patrimonio, in termini di cucina, tradizioni e riserve naturali piacevolissimo da scoprire. È il caso dell’Oasi WWF di Torino di Sangro, dell’abbazia di San Giovanni in Venere a Fossacesia, e della città di Vasto, con le sue architetture uniche e i suoi gioielli “nascosti”. Uno tra tutti la piccola chiesa di San Michele, patrono della città, a due passi dalla villa comunale e dal caratteristico belvedere cittadino. Una chiesa praticamente unica in Italia, in quanto al suo interno, oltre alla statua di San Michele, si possono ammirare quelle degli altri sei arcangeli anticamente attribuiti alla tradizione cattolica, dal medioevo scomparsi praticamente ovunque. Statue rarissime, per molti anni “camuffate” dei loro tratti angelici, ma tornate da qualche tempo al loro antico splendore per la gioia di chi fa loro visita!

abruzzo aquilano

Abruzzo aquilano: in viaggio tra storia e paesaggio

Un vero e proprio viaggio tra antichità e meraviglie. L’Abruzzo aquilano è ancora uno di quei luoghi non oppressi dal turismo di massa, ma allo stesso tempo in grado di donare emozioni uniche. Un semplice tragitto in auto lungo la piana di Navelli, che dalla Valle Peligna conduce verso il capoluogo regionale, rappresenta una scoperta continua.

Borghi arroccati su speroni rocciosi, tutti con una propria identità e una storia da raccontare: Navelli, patria dello zafferano e caratterizzata da un centro storico mozzafiato, Bominaco, con il medievale oratorio di San Pellegrino, Santo Stefano di Sessanio, vera e propria perla degli appennini, sono solo alcune delle località che questo fantastico territorio è in grado di offrire.

Ottima cucina e panorami senza eguali completano la lista delle ragioni per non lasciarsi sfuggire l’occasione di un tour nel cuore pulsante di questa regione!

 

eremi abruzzo

Borghi della Majella: arte e natura a pochi chilometri dal mare

Piccoli e disseminati lungo strade circondate dal verde, i borghi autentici della Majella costituiscono un’ottima alternativa per fuggire dal caos della città.

Tra i più particolari figurano certamente Serramonacesca e Roccamorice, con eremi e abbazie da visitare, Pretoro e Pennapedimonte, autentiche opere di architettura montana e Gessopalena, con il suo borgo vecchio scavato direttamente in una cava di gesso.

Se ti senti in vena di avventure puoi sempre proseguire verso Salle e concederti un salto nel vuoto insieme ai ragazzi della locale scuola di Bunjee Jumping, tra gli sport estremi più praticati in Abruzzo!

spiagge termoli

Centro storico di Termoli: una roccaforte sul mare

Il Molise è una regione fantastica, e Termoli è senza dubbio un ottimo punto di partenza per iniziare a scoprirla. Il suo piccolo centro storico affacciato sull’Adriatico cela un borgo di struttura medievale caratterizzato dalla torre del Castello Svevo, posto a guardia della costa nel 1240 da Federico II di Svevia.

Notevole è anche la cattedrale in puro stile romanico pugliese, che custodisce al suo interno le spoglie dei patroni della città San Basso e Timoteo.

Conosciuta per le sue spiagge, Termoli è una città molto legata al mare, soprattutto a… tavola! La cucina termolese è, infatti, un vero ensemble di sapori mediterranei: triglie, seppie, polipi, torpedini e calamari, piatti dal carattere gentile in grado di raccontare un territorio, magari accompagnati da un buon bicchiere di vino bianco locale.

area archeologica altilia

Castelli e aree archeologiche del Molise

Restiamo in Molise addentrandoci un po’ di più nella sua storia, grazie alle tante aree archeologiche e siti di interesse presenti sul territorio.

Dall’antica città sannita di Sepino, in provincia di Campobasso, dov’è ancora possibile ammirare i resti della civiltà italica che per prima si insediò in queste terre, fino alla caratteristica abbazia di San Vincenzo al Volturno, immersa nella natura.

E ancora il Castello di Monforte, a Campobasso, in cui rivivono leggende e suggestioni del passato, e il vicino santuario di Santa Maria Maggiore con i suoi caratteristici affreschi.

Quella dei castelli è vera e propria peculiarità molisana. Sono moltissimi e tutti da favola: Civitacampomarano, Roccamandolfi, Pescolanciano, Castropignano, Vastogirardi, Tufaro e ancora molti, molti altri!

Laghi e riserve naturali del Molise

Il Molise è inoltre una regione affascinante dal punto di vista paesaggistico, in cui sono presenti numerose riserve, oasi protette e aree montane. Il lago di Occhito, tra il Molise e la Puglia, è una di queste, un invaso artificiale immerso nella natura dove rilassarsi e godersi un po’ di pace.

A poca distanza troviamo inoltre la Riserva Regionale Guardiaregia di Campochiaro, autentica oasi di silenzio dove poter fare trekking e osservare la fauna selvatica e le numerose specie di uccelli locali. A Vastogirardi, in provincia di Isernia, è invece presente la Riserva Naturale di Montedimezzo, tra le più gettonate a ridosso di ferragosto per escursioni e pic-nic all’insegna del relax!

Abruzzo e Molise in estate: il sapore autentico della scoperta

Visite, emozioni e esperienze da (ri)scoprire e valorizzare con passione, obiettivo che noi di Metamer consideriamo essenziale per donare un’energia nuova ai nostri territori.

Quest’anno, se non sai ancora dove passare il ferragosto, o cerchi idee su mete e vacanze estive non andare troppo lontano: a pochi chilometri da dove vivi c’è un mondo tutto da scoprire!

Buone vacanze, da Metamer!

In bici tra mare e storia: il progetto della pista ciclabile dei Trabocchi

Una pista ciclabile di 40 chilometri, da Ortona a Vasto, lungo la caratteristiche Costa dei Trabocchi: questo il progetto della Via Verde o Greenway dei Trabocchi, così ribattezzata per un maggior appeal verso il turismo su due ruote.

Un progetto che seguirà la direttiva della vecchia ferrovia adriatica, oggi dismessa, e che sarà in grado di valorizzare uno dei tratti paesaggisticamente più interessanti della Regione Abruzzo.

Il progetto è stato presentato nel 2006 e ha già iniziato ad interessare cicloamatori e turisti provenienti da ogni dove, interessati alla scoperta della costa adriatica e delle sue bellezze. Oltre ai trabocchi infatti, la pista ciclabile adriatica attraverserà centri urbani di particolare rilievo, come Ortona, San Vito Chietino e Vasto, e siti di interesse storico, culturale e turistico come il Castello Aragonese, l’Eremo Dannunziano, i Ripari di Giobbe e l’Oasi WWF di Torino di Sangro.

Una pedalata tra la storia e le bellezze d’Abruzzo, immersi nell’atmosfera senza tempo della Costa Adriatica e delle sue eccellenze panoramiche e culinarie.

Al momento, l’unico tratto di ciclabile ufficialmente istituito è quello che attraversa la città di Ortona, in un itinerario che dalla zona del porto procede verso il litorale sud. Un tratto già divenuto un’istituzione per le numerosissime famiglie e cicloamatori che col ritorno della bella stagione hanno iniziato a percorrerlo nel fine settimana.

Una passeggiata salutare, all’insegna dell’attività motoria e della riscoperta di, tanti, punti di interesse, che rendono la ciclovia adriatica un progetto di vitale importanza per l’economia e la valorizzazione del territorio abruzzese.

Quali sono questi punti di interesse? Vediamone alcuni tra i più importanti, stagliati lungo il suo tragitto!

Il castello aragonese di Ortona

Maniero quattrocentesco costruito per scopi difensivi. Distrutto dall’incuria di secoli e dalle azioni belliche della battaglia di Ortona, nel 1943, il castello beneficiò di un’importante opera di restauro a partire dal 2001.

Struttura simbolo della città, il castello aragonese di Ortona, con i suoi ballatoi e le sue passeggiate, rappresenta uno splendido palcoscenico sul mare adriatico, avamposto che ben esprime l’importanza di questo territorio nei secoli illustri della storia italiana.

Ripari di Giobbe

Tra le località balneari più note e frequentate in Abruzzo, situata nell’omonima frazione di Ortona (CH). I Ripari di Giobbe è una spiaggia protetta nel 2007, per via dell’inimitabile carattere di macchia mediterranea di cui si costituisce.

I suoi 28 ettari sono caratterizzati dalla presenza di una suggestiva falesia verticale, che ha contribuito negli anni a donare a questo tratto di rena un importante valore paesaggistico.

Litorale di Fossacesia

Tratto costiero tranquillo e rilassante, le spiagge di Fossacesia che rappresentano una piccola oasi di pace rispetto al turismo massificato di altre località balneari italiane, ma allo stesso tempo caratterizzata da un litorale affascinante e acque cristalline.

I piccoli ristoranti disseminati lungo il territorio, specializzati in cucina di mare, hanno reso negli anni questa località un punto di riferimento per gli amanti delle vacanze all’insegna del buon cibo, del relax e delle giornate al mare.

Riserva Naturale Regionale di Torino di Sangro

Area floro-faunistica di particolare interesse, costituita da boschi di lecci e rovelle a 115 metri sul livello del mare.

La Riserva racchiude alcuni tra gli itinerari naturali più affascinanti della zona, in un reticolo di sentieri che si snodano alla scoperta della vocazione e della storia della regione.

torino di sangro Riserva Natuale di Torino di Sangro. Foto via

Boschi, come quello di Mozzagrogna, raccontano infatti l’antico binomio tra uomo e natura, inscindibile in una regione come l’Abruzzo, mentre alcuni dei suoi percorsi, come quello che giunge al Cimitero di Guerra Britannico, rievocano la storia di questo territorio, e la sua importanza strategica negli anni del secondo conflitto mondiale.

Ciclopedonale dei Trabocchi: la Via Verde Adriatica che racconta l’Abruzzo

Salita sempre più alla ribalta delle cronache straniere, l’Abruzzo è una regione che sempre di più è in grado di affascinare e raccontare, e di attrarre un nuovo tipo di turismo, mirato alla lentezza e alle esperienze autentiche e genuine.

La pista ciclabile dei Trabocchi si inserisce in questo contesto in perfetta coerenza di intenti, rappresentando forse una delle occasioni più determinanti alla valorizzazione del territorio interessato dal progetto. L’opera sarà realizzata grazie a fondi europei e regionali, e potrà in futuro ricollegarsi al grande progetto di una ciclovia adriatica, in grado di unire nord e sud Italia, in un viaggi alla scoperta delle eccellenze del Bel Paese, di cui Abruzzo e Molise rappresenteranno di certo fierissimi ambasciatori!

All’avventura: 7 sport estremi (e non) da praticare in Abruzzo

Che l’Abruzzo sia una terra di grandi emozioni è indiscutibile. Già sul finire dell’800 erano molti gli esploratori, scrittori, ricercatori e artisti che giungevano in questa Regione da ogni dove, attratti dalla sua natura selvaggia, e dai suoi panorami mozzafiato.

Un Abruzzo al tempo stesso rilassante e divertente, che con la bella stagione torna a riempirsi di appuntamenti imperdibili da chi intende vivere il brivido di scoprire i suoi territori e le sue attività più avventurose.

Trekking, canoa e kitesurf, ma anche bunjee jumping e parapendio: gli sport estremi in Abruzzo rappresentano una novità degli ultimi anni, che attirano e incuriosiscono un pubblico di giovanissimi (ma non solo!), proveniente da ogni dove!

Dopo il viaggio attraverso le bellezze del Molise, torniamo quindi in Abruzzo, alla scoperta delle attività più avventurose da poter intraprendere nella Regione!

Parco avventura Majella

Si tratta del Parco Avventura più grande d’Italia, e si trova a Guardiagrele (CH), in località Piana delle Mele, ai piedi della Majella.

Oltre 250 giochi, tra percorsi sospesi sugli alberi, tunnel, ponti tibetani e passerelle, tutto in sicurezza e sotto la supervisione dello staff del Parco, nella suggestiva cornice del Parco Nazionale della Majella.

Un’attività adatta anche ai più piccoli, e alle famiglie con bambini, per i quali sono riservati percorsi in linea con la loro età e le loro capacità.

Sul sito del Parco Avventura è presente un tour virtuale per scoprire i percorsi e le attività, e tutte le informazioni utili per prenotazioni e calendario eventi.

Kitesurf

Una variante del surf con l’aggiunta di una sorta di “aquilone”, che permette di avanzare planando sull’acqua.

Si tratta di uno sport diffusissimo in altri Paesi che sta raggiungendo una certa popolarità anche sulla costa adriaticaScuole e corsi di Kitesurf in Abruzzo si trovano si trovano oggi sulle spiagge teramane di Alba Adriatica, Giulianova, Roseto degli Abruzzi e Silvi Marina, a Pescara, e sui litorali di Ortona, San Vito Chietino e Vasto.

Una disciplina non adatta ai periodi di alta stagione, quando le località balneari sono più frequentate, ma che in periodi di transizione regalano grandi emozioni e rappresentano un’attività fisica completa e genuina!

Bungee Jumping

Per veri amanti del brivido. Da qualche anno è lo sport estremo più conosciuto, amato e diffuso in Abruzzo, grazie all’impegno dello staff che gestisce il bungee center del Ponte di Salle, il più grande dell’Italia centro-meridionale.

Un salto di 100 metri, imbracati con una corda elastica: una disciplina in grado di donare fortissime emozioni, e che per questo spaventa ed attrae avventori da tutto il Paese.

100 metri di adrelina pura!” (così lo descrivono gli stessi organizzatori) nella splendida cornice del Parco Nazionale della Majella, tra boschi cedui e piccoli borghi tutti da visitare, come quelli di Caramanico Terme, Roccamorice, San Valentino in Abruzzo Citeriore e Salle.

Imperdibile!

Parapendio

Nella stessa zona del salto con la corda elastica si trova inoltre un’importante stazione di volo con il parapendio. A Tocco da Casauria, infatti, si trova una delle zone di lancio col parapendio più note in Abruzzo.

Sorvolare i paesaggi del Morrone e della Majella a circa 1.000 mt di altezza è forse un’esperienza irripetibile, che è possibile praticare da soli, per i veterani in possesso di regolare patentino di volo, o in compagnia di un istruttore.

Altre famose zone di lancio in Abruzzo per gli amanti del parapendio sono Passocardone (PE), Calascio (AQ), Villa S. Lucia (AQ), Cannatina Brittoli (PE), Colle delle Vacche – Sulmona (AQ), Monte Cristo – Assergi (AQ), Ioannella – Roiano (TE).

Arrampicata (Climbing)

Per gli amanti delle pareti verticali l’Abruzzo è una terra tutta da scoprire. Le sue numerose falesie regalano suggestioni senza tempo, e sono frequentatissime da scalatori in erba (sempre affiancati da istruttori) e professionisti di questo sport.

Ovindoli, Scanno, Fara San Martino, San Panfilo d’Ocre, Roccamorice le località più note, alle quali si aggiungono Capestrano, Pennapedimonte e le numerose pareti del Gran Sasso d’Italia.

Il climbing in Abruzzo è una disciplina nota e molto amata, e in molte città e paesi abruzzesi sono presenti palestre con pareti attrezzate e appuntamenti in natura per chi pratica questo sport.

Rafting e canoa

Cosa sceglieresti tra un’avventurosa e rapida discesa in kayak e una dolce e tranquilla escursione in canoa? Perché scegliere? In Abruzzo sono possibili entrambe!

La prima in compagnia dello staff di Abruzzo Rafting di Civitella Messer Raimondo (CH), che ti guideranno in una coinvolgente esperienza lungo le rapide del fiume Aventino. La seconda insieme ai ragazzi della Cooperativa Il Bosso di Bussi sul Tirino, che ti guideranno lungo un placido e rilassante itinerario tra gli scorci incontaminati del fiume Tirino, vera e propria oasi di pace e biodiversità.

Due esperienze diametralmente opposte, in grado di regalare però un’unica, grande, emozione: scoprire l’essenza di una Regione unica, dalle mille sfaccettature!

Paracadutismo sportivo

Cosa sceglieresti tra un’avventurosa e rapida discesa in kayak e una dolce e tranquilla escursione in canoa? Perché scegliere? In Abruzzo sono possibili entrambe!

Un tuffo nel vuoto da non dimenticare, condiviso con un membro dello staff della scuole di paracadutismo sportivo. Un attimo di autentica adrenalina in grado di risvegliare il corpo e la mente!

Ti senti abbastanza temerario? 🙂

Pasqua in Abruzzo: riti e manifestazioni da non perdere

La Madonna che scappa in piazza di Sulmona (AQ)

Pasqua in Abruzzo è un momento molto particolare. Dall’inizio della settimana santa infatti, cioè quella che precede aldomenica di Pasqua, si susseguono riti e manifestazioni spesso di antichissima memoria, che negli anni hanno contribuito a far conoscere questa regione nel mondo grazie alla loro potenza evocativa.

riti pasquali della tradizione popolare abruzzese rappresentavano un momento di felicità e rinascita. Si consacravano attraverso di essi il ritorno della primavera, dei colori della terra, di nuovi sapori e del lavoro nei campi. Anche la cucina ricalcava a pieno questo spirito, con ricette tipiche in grado di esprimere i concetti di fecondità e abbondanza, che nel dialetto locale è detta “gràscia”.

Tra le più celebri, e ancora oggi diffuse, ricordiamo i fiadoni, rustici di pasta ripiena al formaggio e diffusi anche nellaregione Molise (preparati anche nella variante dolce) e le “pupe e cavallo”, dolci in pasta di mandorle modellati proprio sulla forma di una donna e un equino. Secondo la tradizione, per buon auspicio, viene collocato al centro di entrambi un uovo sodo, simbolo di fecondità.

Anche le rappresentazioni liturgiche della settimana santa raccontano i sentimenti di un popolo in festa, pronto a riabbracciare stagioni più miti, dopo i lunghi mesi invernali.

Scopriamo allora qualche idea su cosa vedere a Pasqua in Abruzzo, tra riti, manifestazioni e altre curiose rappresentazioni assolutamente da non perdere.

La Madonna che scappa in piazza di Sulmona (AQ)

È forse tra le celebrazioni pasquali più famose e rappresentative della regione. La mattina della domenica di Pasqua tutti i sulmonesi si ritrovano nella piazza più grande della città, davanti la chiesa di San Filippo Neri. Dall’altro lato della piazza è presente un podio, sul quale vige la statua del Gesù risorto. Altre due statue, quelle di San Pietro e San Giovanni Battista, attraversano la piazza per lungo, dal podio fino all’ingresso della chiesa, bussando al grande portone ligneo. Dopo un po’ di titubanza, la porta si apre, lasciando comparire la statua della Vergine, vestita a lutto per la morte di Gesù.

La Madonna che scappa in piazza di Sulmona (AQ)
La Madonna che scappa in piazza di Sulmona (AQ)

Le tre statue procedono allora insieme a ritroso, fino alla metà della piazza, fino al punto in cui quella della Madonna, vedendo Gesù risorto, inizia a correre per raggiungerlo. La corsa è preceduta dalla caduta del velo nero, che lascia spazio ad uno sgargiante vestito verde celato sotto di esso e a colombe bianche, fino ad allora nascoste, che si librano in volo.

Un momento di autentica passione, sottolineato dall’apprensione delle migliaia di sulmonesi che, per una ventina di secondi, trattengono letteralmente il fiato dall’emozione.

Un’esperienza obbligatoria per abruzzesi e non, perpetrata tra l’altro, con un rito molto simile, anche nei piccoli comuni di Introdacqua (AQ)Pratole Peligna (AQ) e Spoltore (PE).

Festa dei Talami di Orsogna (CH)

Il lunedì di Pasquetta a Orsogna, caratteristico borgo nella provincia di Chieti, è dedicato ai talami, cioè le sacre rappresentazioni del Vecchio e Nuovo Testamento. Una sfilata di sette carri, ognuno raffigurante una sacra rappresentazione dal vivo, si snoda tra le vie del paese. L’ultimo carro è detto “carro del dono”, perché i covoni di grano trasportati su di esso vengono, come tradizione, donati alla Madonna, in segno di devozione e buon auspicio.

La sacra rappresentazione di Gessopalena (CH)

Nella splendida cornice dell’abitato vecchio (definita “la Matera d’Abruzzo”), dove case e vicoli danno l’idea di un luogo fatato, si svolge annualmente il mercoledì prima del venerdì santo la sacra rappresentazione della passione di Cristo, alla quale tutto il paese partecipa come figurante in costume.

La Passione del Mercoledì Santo a Gessopalena affonda le proprie radici nella tradizione monastica di questo territorio e ripropone i momenti salienti degli ultimi giorni della vita di Cristo.

La Sacra Rappresentazione di Gessopalena (CH) | Foto di Roberto Monasterio
La Sacra Rappresentazione di Gessopalena (CH) | Foto di Roberto Monasterio
La manifestazione si svolge nella piazza principale del paese, per concludersi con la crocifissione sulla parte più alta dell’incantevole borgo medievale, su uno sperone detto “Pretaluce”, per via dei cristalli brillanti nelle notti di luna. Uno scenario unico, sullo sfondo del massiccio della Majella da un lato e del panorama della Val di Sangro dall’altra. La regia della manifestazione di quest’anno sarà affidata al celebre regista abruzzese Claudio di Scanno, e si prospetta, pertanto, ancora più emozionante!

Il rito greco-bizantino di Villa Badessa (PE)

Villa Badessa è una piccola frazione di Rosciano, nel pescarese, caratterizzata dalla presenza di una piccola chiesa in stile greco-bizantino e da un particolare dialetto locale. Questo perché il borgo nacque come villaggio arbereshe, ossia costituito a seguito dell’arrivo di migranti provenienti dall’Albania tra il XV e il XIII secolo dopo Cristo.

La chiesa greco-bizantina di Villa Badessa (PE)
La chiesa greco-bizantina di Villa Badessa (PE)

Le cerimonie pasquali di Villa Badessa iniziano il venerdì santo con le “enkomie”, ovvero le litanie delle donne durante la deposizione del Cristo. Nelle ore che precedono l’alba della domenica di Pasqua, il papas (corrispettivo del prete cattolico) esce dalla chiesa in processione insieme ai fedeli, che stringono in mano candele per illuminare le strade buie. Alle prime ore del giorno, tra preghiere e odi di gioia, papas e fedeli fanno ritorno in chiesa, in un’atmosfera piena di affascinante misticismo.

Processioni del Venerdì Santo

Ve ne sono molte, tutte molto intense ed emozionanti.

Si parte da quella di Lanciano e Chieti (rispettivamente il giovedì e il venerdì della settimana santa), dove fedeli incappucciati sfilano per le strade cittadine nel silenzio generale, illuminati solo dalle fiammelle dei ceri portati in processione. Si tratta di manifestazioni molto antiche e piene di simbologie e mistero, in grado di affascinare grandi e piccini.

Il Venerdì Santo di Chieti
Il Venerdì Santo di Chieti

Differente, ma sempre molto ammaliante è la processione del venerdì santo di Ortona (CH), dove un ruolo particolare è rivestito dalle donne della città, che sfilano in processione con il capo coperto da veli neri. Durante la marcia, donne e uomini cantano lo stupendo miserere composto dal maestro Francesco Paolo Masciangelo, un momento di raccoglimento collettivo veramente commovente.

Processione del Venerdì Santo di Ortona (CH)
Processione del Venerdì Santo di Ortona (CH)

Infine la città di Teramo, dove la sera del venerdì santo è dedicato tradizionale processione della “Desolata”, antichissima manifestazione che trova le sue origini nel lontano 1200. Durante la processione, la statua della Madonna addolorata sfila per le vie della città in cerca di suo figlio Gesù. Il percorso della processione prevede una tappa nelle sette chiese principali del capoluogo, tra canti e momenti di raccoglimento che coinvolgono l’intera comunità.

Pasqua in Abruzzo: una regione tutta da scoprire

Tante le celebrazioni e le specialità tipiche da assaggiare. Quella della settimana santa è un’occasione per scoprire una terra meravigliosa come l’Abruzzo, attraverso i suoi i riti più antichi e coinvolgenti, lasciandosi ammaliare dal fascino delle sue città, dei suoi paesi e, perché no, dal gusto della sua cucina tipica.

Buona Pasqua, da Metamer – l’energia del tuo territorio!

Storia e curiosità dei formati di pasta abruzzesi

I formati di pasta della cucina abruzzese riflettono il carattere prettamente contadino di una terra storicamente a vocazione agro-pastorale.

Chitarrina, mugnaia, taccozze, sagnette e rintorcilo sono formati di pasta più conosciuti di una Regione in grado di vantare eccellenze pastaie pari a quelle della più antica cultura partenopea. In epoche passate, la pasta fatta in casarappresentava un’attività, se non quotidiana, comunque diffusissima in ogni famiglia, dove venivano tramandate nozioni e rituali della preparazione, da generazione a generazione.

Le moderne macchine per la pasta, e gli accessori utili a realizzarla, sono strumenti piombati solo in un secondo momento nelle abitudini della massaie abruzzesi, ingegnatesi sin da epoche remotissime per perfezionare l’arte di ammassare e tagliare i formati di pasta autoctoni. La chitarra per la pasta abruzzese, famoso accessorio della cucina casereccia locale, è solo uno tra gli strumenti più conosciuti. A questo, si aggiunge, per esempio, il matterello per il rintrocilo, tipico della zona frentana, e altri semplici quanto efficaci strumenti, un po’ “misteriosi” per le nuove generazioni.

Da sempre tramandati in famiglia, molti formati di pasta sono oggi riscoperti dal pubblico grazie al lavoro dei pastifici abruzzesi che continuano a produrli, ma anche grazie ai tanti blogger e storyteller impegnati nella pubblicazione in rete di ricette per prepararli e cucinarli.

Abbiamo quindi scelto di raccontarli anche noi insieme ad un ospite d’eccezione: la blogger Nuisia Raridi, editor della pagina Facebook “Nu Post”.

Con il suo lavoro di ricerca e divulgazione, Nuisia racconta con accattivante semplicità le ricette tipiche della cucina abruzzese. La sua pagina, molto seguita anche dall’estero, è un vero e proprio viaggio alla scoperta dei sapori locali, e delle tradizioni che li accompagnano.

Dopo un delizioso articolo sulle ferratelle abruzzesi torniamo quindi a raccontare la cucina (e con essa il carattere) di questa splendida terra, detentrice di un patrimonio culturale e enogastronomico unico nel suo genere.

La blogger Nuisia Raridi

. Ciao Nuisia! Innanzitutto presentati, e raccontaci qualcosa di te!
Ciao, mi chiamo Nuisia, ho 25 anni e un nome strano. Sono laureata in Filologia Moderna, e dalla necessità quasi utopistica di lavorare nell’insegnamento, e la voglia di scrivere in un mondo pieno di scrittori, mi sono messa a fare tutt’altro e ho iniziato a “raccontare” le storie della mia terra e le conoscenze che la mia famiglia mi ha tramandato attraverso un canale un po’ particolare: quello dei video.

. Per quale motivo credi sia importante continuare a tramandare la tradizione culinaria della nostra Regione?
Tramandare le tradizioni è l’unico modo che abbiamo per non perdere la nostra identità, e in una regione come l’Abruzzo«identità» è una parola strana che indica – forse prima di ogni altra cosa – quella geniale pensata che è il tavolo imbandito attorno al quale tutta famiglia si riunisce ogni giorno per due volte al giorno. La prima cosa che vi viene in mente al mattino quando vi svegliate è: ho fame, cosa metto nello stomaco?

Ed è quello che per millenni si sono chiesti tutti i nostri antenati. E dalla loro esigenza è nato il loro mondo culturale, che sarà fatto anche di massimi sistemi come la Storia ci insegna, ma coi massimi sistemi in realtà non ci si è mai sfamato nessuno.

Per questo parlare di cucina tradizionale è un po’ come parlare di «arte» popolare. Noi che siamo fuori da quella realtà, senza l’insegnamento dei nostri nonni potremmo al massimo infilare nel forno un timballo di sfoglia del supermercato. Ma sfortunatamente le generazioni dei nostri nonni stanno scomparendo, e siamo proprio sicuri di voler mangiare timballo di sfoglia comprata per tutta la vita?

. Come lavori solitamente alla realizzazione dei tuoi video? Cosa ti ha portato a scegliere di coinvolgere direttamente persone diverse per la preparazione delle ricette?
Questa è una bella domanda. Diciamo che lavoro quasi sempre con l’acqua alla gola e l’ansia di finire il nuovo video mezzora prima di lanciarlo sul web. Realizzare questo tipo di clip richiede molto tempo, ed è per questo che ho scelto di operare per così dire in «presa diretta». Non preparo sceneggiature o canovacci, solitamente piazzo il mio cavalletto davanti al tavolo di lavoro e raccolgo tutto il materiale che riesco a prendere. Detto così sembra molto easy, ma in realtà sono maledettamente pignola, e prima di iniziare con le riprese faccio piazza pulita di tutti gli oggetti troppo moderni o plasticosi che finiscono nel mirino dell’obiettivo. E non sono contenta se non ho ripreso almeno due ore di filmato per estrarne in fase di editing scarsi cinque minuti di video.

La decisione di lavorare direttamente con le persone è nata per caso. Ho iniziano con mia nonna, mettendola in gioco con le sue storiche Cancellate, e il format ha riscosso un notevole successo. Oggi, a distanza di sei mesi, ho avuto modo di registrare in diverse case e con diverse persone che prima non conoscevo. Ho tanto da imparare da tutti loro, e per questo mi piace mostrare le loro mani senza la mediazione delle mie. Non potrei mai avere la manualità di chi da anni prepara dolci per tutta la famiglia.

Posso approfittarne per ringraziare chi ha collaborato con me? La disponibilità e la pazienza che ho trovato in queste persone sono state meravigliose.

. Entriamo nel vivo di questa intervista: come dicevamo prima, i maccheroni alla chitarra sono forse il tipo di pasta più rappresentativo di questa terra, in quanto diffusi un po’ in tutte le provincie abruzzesi. Sai darci qualche consiglio in merito alla loro preparazione, e ai condimenti con cui abbinarli?
È vero, probabilmente i maccheroni alla chitarra sono quasi il simbolo della cucina tradizionale abruzzese, e sono diffusi un po’ ovunque. Col termine «maccheroni», forma italianizzata per «maccarùne» – con le tutte le possibili varianti provinciali – i nostri nonni intendevano in realtà la pasta lunga in genere, compresa quella secca acquistabile al negozio, o per meglio dire alla «’putéche». Tra le paste fresche fatte in casa però la chitarra era probabilmente una delle tipologie più semplici da realizzare.

Maccheroni alla chitarra, pasta principe della tavola abruzzese

«Chitarra» è un italianismo, e indica uno strumento di legno simile ad un piccolo telaio, che più che assomigliare ad una chitarra ricorda vagamente un salterio antico. In dialetto si chiama «lu carratòre» o «lu maccarunàre», quasi a sottolineare l’estraneità di questo oggetto al mondo della musica dentro cui la modernità sembra averlo di fatto tuffato. Il suo utilizzo è molto semplice. Si prepara un impasto di uova, acqua e farina e si tirano delle sfoglie di una ventina di centimetri di larghezza. Le sfoglie, ben infarinate, andranno appoggiate singolarmente sulle corte del carratore, e sarà sufficiente aiutarsi con un mattarello per stirare, o «carrare» la pasta applicando una certa pressione. È una buona idea raccogliere i maccheroni ottenuti in una guantiera di cartone, spolverarli di farina e lasciarli riposare per una decina di minuti prima di cuocerli in abbondante acqua bollente.

La chitarra è una pasta all’uovo e come tale si addice al pranzo della domenica, o alle occasioni di festa. La ricercatezza dell’evento è sottolineata anche dal tradizionale sugo di carne che l’accompagna: il così detto «ragù abruzzese», che viene preparato con due o più tipi di carne in pezzi (non macinata) lasciati a bollire per qualche ora nel pomodoro fresco o nella passata – naturalmente quella di casa. Pare che la tradizione preveda in realtà ben quattro tipi diversi di carne: un pezzo di manzo, uno di maiale, uno di castrato e addirittura uno di papera. E se vi trovate nel teramano non possono mancare le «pallottine di carne», che ancora oggi vengono realizzate una ad una, con un processo che di certo richiama a raccolta tutta l’intera famiglia dalla prima all’ultima generazione.

. Parliamo invece di un altro formato di pasta molto conosciuto: la mugnaia. Questa pasta viene spessa confusa con un altro formato molto simile, la “molinara”. Sapresti dirci in cosa differiscono?
Mugnaia” e “molinara” in genere vanno, per così dire, a coppia, e questo perché presentano molte caratteristiche comuni, e non è sempre facile capire se effettivamente tra le due via sia o meno una differenza sostanziale. Sono entrambe paste all’uovo, e entrambe di origine molto antica. La vallata del fiume Fino, che collega le province di Teramo e Pescara, ha dato i natali all’una e all’altra, proprio in virtù della presenza fluviale che a partire dal medioevo vide l’insediamento di numerosi mulini ad acqua. Furono probabilmente le famiglie di mugnai che abitavano la zona ad inventare per primi questo particolare tipo di pasta che, discendendo nel versante pescarese, e principalmente nel borgo medievale di Elice, prese il nome di «mugnaia», mentre a ridosso del territorio teramano divenne la «molinara» o «mulinara».

Accomunate dalla stessa tecnica di lavorazione, sia la mugnaia che la molinara si preparano con un impasto all’uovo, benché nella molinara si preferisca l’uso di farina integrale, laddove la mugnaia adoperi farina di semola.

Preparata una “pagnottella” di impasto, in entrambi i casi si inizia col praticare un foro centrale, dal quale lavorando manualmente e con grande abilita si procede allargando e allungando la pasta fino ad ottenere uno spessore ben superiore rispetto al classico “maccherone”. Questo tipo di lavorazione rende la pasta irregolare, più «grossa» nella variante di Elice, leggermente più sottile in quella teramana. In entrambi i casi il lunghissimo “anello” di pasta ottenuto non viene spezzato e si cuoce intero, per poi essere condito preferibilmente con sugo di carne all’abruzzese.

I “Maltagliati”

. Taccozze, maltagliati e sagnette sono altri formati molto simili tra loro. Anche in questo caso quali sono le caratteristiche più essenziali di ciascun formato?
Credo che le sagne, al pari dei maccheroni al «carratore», possano essere considerate una delle tipologie più rappresentative del territorio proprio in virtù della loro diffusione. Preparate con impasto di acqua e farina sono un po’ il corrispettivo povero della chitarra – che invece è una pasta all’uovo – e come tali venivano consumate più comunemente nei giorni feriali, solitamente in aggiunta di legumi come ceci e fagioli. Sono così diffuse che compaiono addirittura in una delle più note canzoni popolari abruzzesi: La fijja me, che «faceva le sagne» con grande dedizione, facendo udire gli «schiocchi» fino alle pedici dei monti.

Le classiche “sagne” abruzzesi

Le sagne prendono forme diverse in base ai luoghi in cui vengono preparate, e al variare delle forme spesso e volentieri cambiano anche nome. Nel chietino la sagna per così dire “classica” è quella a forma di fascetta, di piccole dimensioni, e mangiata perlopiù in brodo: con il pomodoro e i fagioli, o in bianco con ceci, agli fritto e odori vari. Le «sagne a pezzàte», una variante particolare delle zone del “basso” Abruzzo a confine col Molise, sono invece grossi quadroni di pasta asciutta, preparati solitamente col sugo.

Molto simili alle sagne sono anche le “taccozze”, una tipologia diffusa tra il vastese e l’atessano, ma che si trova anche nella tradizione molisana. Si distinguono per il loro taglio grossolano, oltre che per un deciso spessore, e sono per molti versi accomunabili ai maltagliati, una pasta di non esclusiva origine abruzzese, ormai diffusa su tutto il territorio italiano. Variante delle taccozze sono poi i «tacconi», o «tacconelli»: identici alle sagne per preparazione e impasto, hanno però una forma quadrata o romboidale.

Tacconi (o taccozze) abruzzesi
Tacconi (o taccozze) abruzzesi

. Un altro formato di pasta molto particolare è il “rintrocilo”. Parlaci di questa varietà.
«Lu rintròcile» è un tipo particolare di mattarello, che si differenzia da quello classico per la dimensione – solitamente non supera i 40cm di lunghezza, – e la presenza lungo tutto il dorso di listarelle di legno ben affilate che lo fanno apparire «a strisce». Quando ero piccola mia nonna ne possedeva uno, e per anni ho creduto fosse la versione per bambini del mattarello più grande, senza tuttavia riuscire a capire il perché di tutti quegli “anelli” sporgenti, che lo facevano apparire decisamente poco pratico. Non sapevo che l’utilità di questo oggetto fosse legata proprio a quegli “anelli”, che hanno la funzione di tagliare la pasta in strisce verticali, economizzando il sistema del «carratore» ed applicandolo ad un singolo arnese.

La pasta preparata con questo strano mattarello si chiama a sua volta “rintrocilo”, e benché nell’aspetto ricordi molto da vicino i maccaroni alla chitarra di cui abbiamo parlato, si differenzia da questi stessi per l’assenza dell’uovo nell’impasto. Il rintrocilo è una pasta di origine povera, diffusa principalmente nel territorio dell’Alto Sangro, nell’area Frentana e nella città di Lanciano. Come la chitarra viene condita con sugo di carne, e insaporita con una spolverata di immancabile pecorino grattugiato, e – perché no – con qualche pizzico di peperoncino fresco.

. Come tacozze e sagnette esistono altri tipi di pasta particolarmente idonei per minestre?
Senz’altro. Mi vengono in mente i quadrucci all’uovo, una pasta molto piccola e naturalmente di forma quadrata, diffusa anche oggi un po’ in tutta la regione. Tipiche invece del teramano sono le Scrippelle ‘mbusse: una particolare tipologia di crèpes, quasi potremmo dire la versione abruzzese delle crèpes francesi, che per l’occasione sono servite in brodo, arrotolate su loro stesse a mo’ di cannelloni, ma ripiene di semplice formaggio grattugiato. Il termine «’mbùsse» significa proprio «bagnate». Sono poi ancora del teramano anche le «munnezzàjje», un genere di pasta un po’ meno conosciuto, che si recuperava dalle spuntature di pasta fresca e veniva consumato unicamente nella minestra.

Quadrucci abruzzesi per brodo
Quadrucci abruzzesi per brodo

E non dimentichiamoci che la tradizione abruzzese del brodo – soprattutto quella contadina – prevedeva oltre la pasta fresca anche il riso bollito. In particolare era usanza prepararlo per consumare il brodo di osso di maiale. Quando non si buttava nulla, tutti gli ossi di prosciutto finivano a brodo, e non è forse un caso che per questo consommé – oggi diremmo un po’ pesante – si preferisse il riso piuttosto che la pasta.

. Ultima, irrinunciabile, domanda: qual è il tuo formato di pasta abruzzese preferito, e con quale ricetta?
Non è facile scegliere, ma di certo un posto d’onore lo detengono gli gnocchi di patate, a patto che siano rigorosamente fatti in casa e che praticamente galleggino nel loro stesso condimento. Il sugo in questo caso è un classico, tuttavia la specialità della nonna erano gli gnocchi con zucca e gamberetti saltati nella «pignata» di coccio delle grandi occasioni. Non ho idea se si tratti di una ricetta tradizionale, o se l’abbiamo inventata lei… in fondo però che differenza fa?

. Nessuna in effetti, l’importante è gustarsela! Buon appetito! – Segui Nuisia anche su Facebook!.

Il Molise esiste: tutto quello che non sai su una regione fantastica

È la seconda regione più piccola d’Italia (la prima è la Val d’Aosta con circa 1.000 km2 in meno) e da troppo tempo gode della pessima fama di “non esistere”, a causa di numerosi meme e pagine Facebook sull’argomento spuntati negli ultimi anni.

La realtà è, naturalmente, ben diversa.

Il Molise è infatti una regione ricca di storia, eccellenze enogastronomiche, borghi da visitare e riserve naturali (Il PNALM – Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise comprende anche questo territorio!). Una regione che, forse più che “inesistente”, dovrebbe dirsi “sconosciuta”, e per questo abbiamo scelto di raccontarla.

Borghi e città del Molise da visitare: un patrimonio da scoprire

Area archeologica di Sepino

La presenza umana in Molise risale al Paleolitico. Ad attestarlo, il ritrovamento, negli anni ’70, dei resti di una particolare forma di Homo Erectus conosciuto come “Homo Aeserniensis”, poiché rinvenuto nei pressi di Isernia. Il Molise vanta inoltre il rinvenimento dei più antico resto umano d’Italia: un dente da latte di oltre 600mila anni fa!

In epoca pre-romana, il territorio fu di pertinenza dei Sanniti, importante popolazione italica diffusa fino al medio vastese, caratterizzata da una cultura propria e antichissima.

La dominazione romana determinò la costruzione di importanti centri politici e commerciali, come Venafro, Larino, Trivento, Boiano e Isernia, quest’ultima vera e propria colonia di diritto latino.

L’importanza di tali centri è attestata dalla presenza in tutta la regione di importanti aree archeologiche, come quella di Altilia, nei pressi di Sepino (tra i Borghi più Belli d’Italia), dove è possibile ammirare i resti dell’abitato romano, come il foro, le terme, il teatro, il Cardo e il Decumano, le mura, le maestose porte d’accesso.

Altri comuni molisani inseriti tra quelli più belli d’Italia sono Fornelli, Frosolone e Oratino, (Oratino in particolare è noto per essere stato patria degli artisti più celebri della regione). Borghi meno celebri, ma altrettanto caratteristici, sono Castellino del Biferno, soprannominato “il paese che si muove”, Pesche, dov’è presente l’omonima riserva naturale, e Guardialfiera, dal quale è possibile godere del panorama mozzafiato che si apre sulla diga del Liscione.

Castelli del Molise: tour tra storia e sogno

Il castello di Castropignano

Quello del Molise è un territorio caratterizzato da un fascino senza tempo. Le vie della transumanza che anticamente portavano le greggi a svernare nelle Puglie attraversano ancora le colline e le brulle radure che circondano paesini arroccati sui monti e seducenti castelli medievali.

Tra i più celebri figura di certo il Castello Svevo di Termoli, avamposto vista mare tra i più suggestivi della Costa Adriatica. Il Castello d’Evoli di Castropignano non è da meno: un maniero recentemente ristrutturato, le cui rovine attraggono un numero sempre maggiore di visitatori, interessati alla sua riscoperta.

Castel Monforte è invece simbolo della città di Campobasso, mentre quello angioino di Civitacampomarano, ben conservato e aperto al pubblico, è considerato uno dei più belli del Molise.

Scenari fiabeschi che raccontano ai suoi avventori la semplice spettacolarità di storie uniche, perse in un tempo lontano e allo stesso tempo molto vicino a noi.

Spiagge del Molise: storia e bellezza in un unico paesaggio

Spiaggia di Termoli con il Castello Svevo vista mare sullo sfondo

Il Molise è custode di un piccolo ma delizioso tratto di costiera adriatica. La cosiddetta Costa Verde abbraccia località ancora poco ambite dal turismo di massa, ed è forse questa la loro migliore qualità!

Le spiagge più celebri, come quella di Campomarino o la spiaggia di Sant’Antonio, si trovano in prossimità di Termoli, maggiore località balneare della regione. A pochi km dal capoluogo molisano si trovano inoltre le spiagge di Rio VivoPetacciato e Marina di Montenero di Bisaccia, litorali tranquilli e facilmente raggiungibili, per gli amanti del relax e della buona cucina alla ricerca di una vacanza indimenticabile.

Per i più avventurosi, invece, in Molise è possibile fare trekking ed escursioni in una delle molteplici riserve e aree protette della zona più interna della regione, come quelle di PescheMontedimezzoCollemeluccio, l’Oasi WWF Guardaregia di Campochiaro e, naturalmente, il Parco Nazionale.

Un territorio quindi che, dal mare alla montagna, non si fa di certo mancare nulla!

Piatti e prodottti tipici del Molise: una regione deliziosa

I cavatelli del Molise

Le eccellenze enogastronomiche del Molise sono rappresentate da ricette e prodotti tipici della cucina tradizione contadina. Piatti saporiti e “rubusti”, che riflettono la cultura culinaria di genti dedite al lavoro e rispettose della stagionalità.

Si va dal capofreddo (o “coppa molisana”), salume a base di carne suina aromatizzato con alloro, finocchio, aglio e peperoncino, passando dal tipico caciocavallo di Agnone, fino al formaggio caprino di Montefalcone del Sannio.

Tra i cereali e i legumi autoctoni troviamo invece il farro dicocco del Molise, recuperato negli anni ’90 dopo un lungo periodo passato in sordina, i fagioli di Riccia e il mais Agostinello, varietà locale antichissima dalla quale si produce farina gialla per pizza e polenta.

Per quanto riguarda le specialità culinarie troviamo invece i cavatelli, formato di pasta a base di semola di grano duro dalla forma allungata (ottima con la ventricina di Montenero di Bisaccia). Un alimento “reale”, perché inventato, secondo la tradizione, in onore di Federico II di Svevia.

Sempre per quanto concerne la pasta, non tutti sanno che i fusilli sono stati inventi in Molise, e rappresentano una specialità tipica della regione. Non a caso, tra le più note ricette locali figurano i fusilli alla molisana, al sugo e carne d’agnello. La Molisana è anche il nome di uno dei pastifici più conosciuti in Italia, sinonimo di eccellenza e qualità, il cui stabilimento produttivo ha sede nella città di Campobasso.

Tra le eccellenze molisane non può inoltre certamente mancare il tartufo. Diffuso nella provincia di Campobasso, il tubero locale è tornato alla ribalta delle cronache nel 2014 con il rinvenimento di un tartufo bianco dal peso record di 1,5 kg.

Completano il menù i piatti caratteristici, come pannocchie all’Agro, i maccheroni alla molisanacomposta molisana (una bruschetta con filetti d’acciuga, olive, ortaggi e odori) e spezzatino di pecora.

Vini del Molise: il sapore autentico della tradizione

Oltre alla cucina tipica, il Molise è una terra famosa per la produzione di olio e vini di qualità.

Tra i più eccellenti e rappresentativi figurano il Biferno (rosso, rosato e bianco) e la Tintilia, di cui da pochi mesi è nato uno specifico consorzio di tutela.

La Tintilia in particolare è un vitigno coltivato da secoli nella regione, e recuperato, come nel caso del farro dicocco, da una prematura estinzione. La sua valorizzazione contribuisce oggi a far conoscere la sua terra d’origine nel mondo, grazie al lavoro e all’impegno di molte realtà agricole e istituzionali locali.

Curiosità sul Molise: quello che (forse) non sai su questa terra

A differenza di quanto si possa pensare, alcuni comuni del Molise sono stati, negli ultimi anni, caratterizzati da uno stabile incremento di popolazione. È il caso di Termoli, passato da circa 30.000 abitanti nel 2011 ai 33.660 del 2016, attestandosi su una soglia di quasi 3.500 cittadini in più.

Quante piccole città italiane possono vantare gli stessi dati?

Ti interesserà inoltre sapere che il Molise è molto conosciuto dai nuovi artisti italiani. Questa regione ospita infatti alcune importanti opere di street art di rilievo nazionale, come l’ “arcobaleno nella roccia” e “il soldato” dell’artista Blu, entrambi realizzati a Campobasso.

Allo stesso modo, dal 2016 è inoltre organizzato a Civitacampomarano il Festival CVTà, che mira alla riscoperta e valorizzazione del borgo attraverso l’arte figurativa.

La prima edizione ha visto la partecipazione di nomi di riguardo dell’arte di strada, come Alice Pasquini (direttrice artistica dell’evento), ICKSUNO e dell’artista internazionale Pablo S. Herrero.

Il Molise è stato inoltre set per numerosi film storici e intramontabili, come Il prefetto di ferro di Pasquale SquitieriContinuavano a chiamarlo Trinità, con Bud Spencer e Terence Hill e il più recente Sole a Catinelle, con l’attore comico Checco Zalone.

Una regione, quindi, completamente fuori dai famosi stereotipi descritti sul web, la cui essenza sospesa tra modernità e storia, è in grado di suggestionare avventori di ogni tipo!

Scopri il Molise, ama l’Italia autentica!

Storia e ricetta delle ferratelle abruzzesi

Pizzelle, ferratelle, cancellate, neole, nevole o nivole: chiamate in tanti modi ma in qualche modo rappresentativo di una sola, unica, regione.

Quella delle ferratelle (per il resto dell’articolo le chiameremo così per convenzione, non ce ne voglia nessuno) è una tra le più apprezzate e note ricette tipiche abruzzesi. Al di là del nome, la loro preparazione prevede numerose varianti, a seconda del paese o la zona di provenienza.

Tra queste troviamo, ad esempio, quelle di Pescocostanzo, piccolo comune montano dell’aquilano, la cui ricetta prevede l’uso della cannella, che rende per questo le ferratelle di colore ambrato, e dal sapore più speziato rispetto alle altre varianti. Alcune ricette le vogliono invece più “crude”, per essere facilmente arrotolate e farcite con marmellata o crema al cioccolato. E sarà forse perché, in fondo, siamo un popolo di romanticoni, ma la più gettonata resta quella a forma di cuore, magari con una spolverata di zucchero a velo per addolcire ulteriormente il tutto.

Sostanzialmente però, in Abruzzo, siamo soliti distinguere le ferratelle in due principali tipologie:

  • Le pizzelle rigide, più croccanti perché cucinate mediante una ricetta che prevede meno impiego di lievito e uova.
  • Le pizzelle morbide, più “alte” e simili agli ormai celebri waffles, con cui spesso, non a caso, vengono confuse.

Oltre alle quantità di ingredienti e alle modalità di preparazione, la vera differenza tra le due tipologie di ricette risiede nella piastra, detta “ferro”, utilizzato per cucinarle.

PIZZELLE ABRUZZESI: UN PO’ DI STORIA

Numerose fonti vogliono che l’origine del più celebre dolce abruzzese risalga addirittura al tempo dei romani, quando era in uso preparare il Crustulum, un biscotto molto simile alla moderna ferratella, per celebrare occasioni speciali.

Nel ‘700, i ferri per la preparazione delle ferratelle venivano personalizzati da fabbri e artigiani, che oltre al decoro a “cancello” (da cui, appunto, il nome “cancellate”) usavano inserire su richiesta le iniziali del committente del lavoro. In questo modo, le pizzelle una volta realizzate potevano vantare una sorta di marchio di fabbrica, e i ferri essere rintracciati con facilità, dal momento che era molto comune prestarli a famiglie amiche.

Al tempo, il ferro in questione era considerato un oggetto di valore al pari del corredo nuziale, tanto da essere sovente inserito tra gli oggetti portati in dote dalla sposa al momento del matrimonio.

I vecchi ferri, a differenza di quegli odierni, prevedevano un’apertura “a forbice”, in quanto venivano utilizzati nel camino, e questo sistema permetteva di rilasciare la pizzella in maniera più agevole da chi aiutava la persona impegnata nella cottura.

L’estrema notorietà di questa ricetta ne permise negli anni la diffusione anche in molte zone del Molise (che fino agli anni ’60 era appunto parte della Regione Abruzzo) e nel basso Lazio.

FERRATELLE ABRUZZESI: I “FERRI” DEL MESTIERE

Sono notoriamente disponibili in negozi e negozietti di articoli per la casa o souvenir, e decorati con numerosi disegni, dai più semplici ai più complessi.

È ancora oggi possibile reperire ferri per pizzelle per la cottura a gas ma, per questioni di praticità, sono molto diffusi anche quelli elettrici.

La differenza tra piastre per waffle e quelle per pizzelle morbide sta nell’altezza: i primi infatti sono leggermente più profondi, in quanto la ricetta dei waffle prevede una ricrescita maggiore della cialda in fase di cottura. Quelli per ferratelle rigide sono invece molto sottili, ma anch’essi disponibili nella versione elettrica o per la fiamma viva.

I decori più comuni sono quelli per pizzelle a cuore, a ventaglio o a fiore, che suddividono cioè la piastra in 4 o 6 petali, ognuno costituito da una singola pizzella che verrà poi, all’occorrenza, facilmente staccata. Quest’ultimo decoro è molto utilizzato da chi preferisce farcire le ferratelle con confetture o creme, in quanto, una volta divise, le pizzelle si prestano facilmente ad essere impilate.

Ad ogni modo, se vi trovaste in dubbio su quale ferro acquistare, chiedete pure consiglio al venditore, a patto che sia abruzzese!

 

RICETTA DELLE FERRATELLE ABRUZZESI

La preparazione delle ferratelle, sia croccanti che morbide, è un ricetta molto semplice, e forse anche per questo molto apprezzata.

Per l’impasto di quelle morbide occorrono:

  • 6 uova
  • 6 cucchiai di zucchero
  • Qualche goccia di succo di limone
  • 500g di farina
  • 50g di latte
  • 2 cucchiaini di lievito per dolci
  • 50g di olio di semi

Per quelle rigide basterà aggiungere un cucchiaio di olio in più e un po’ più di farina, per rendere l’impasto leggermente più denso. Queste porzioni sono utili alla preparazione di circa 30 ferratelle.

Una volta preparato l’impasto è necessario lasciarlo riposare per il tempo necessario a far scaldare la piastra, ben unta con un po’ di olio d’oliva. La porzione utile per ogni ferratella è quella di un cucchiaio di impasto che, secondo la tradizione, deve restare in cottura il tempo necessario per recitare un “Ave Maria” da un lato, e un “Pater Noster” dall’altro (in caso di cottura a gas).

La preparazione di questo dolce era, non a caso, motivo di condivisione e convivialità delle donne nella tradizione popolare abruzzese, che coglievano l’occasione dettata dal momento per un quotidiano esercizio spirituale.

Naturalmente, le dosi preparazione appena illustrate sono soggette, come in ogni ricetta tradizionale, a molteplici varianti (con l’aggiunta facoltativa, per esempio, di vanillina, anice, cannella e grammature di ingredienti diverse da quelle illustrate). Questo poiché, essendo la ricetta molto diffusa, ogni famiglia ne custodisce gelosamente una migliore variante, in fede a quell’antica legge tanto cara alle nostre nonne che prevede “a uocchje” (cioè a propria discrezione) la scelta e il più corretto quantitativo degli ingredienti da impiegare.

L’estrema semplicità e versatilità della ricetta la rendono perfetta per sperimentarne la preparazione con farine diverse da quella “00”, come farina di canapa o l’autoctona farina di solina, e in versioni più moderne, in linea con i gusti più moderni. Potresti decidere infatti di provare a realizzare ferratelle senza latte o uova, oppure senza glutine, per intolleranti o semplicemente per farle più leggere.

In ogni caso: buona preparazione e… buon appetito!