Una luce al museo

Che New York City detenga il primato mondiale come location di ambientazioni cinematografiche lo immaginano in molti. Che la divertentissima trilogia di “Una notte al Museo” sia stata girato all’interno di quello di storia naturale della “Grande Mela” lo sanno praticamente tutti.

Che il MoMA sia il museo d’arte moderna probabilmente più famoso del mondo, anche questo lo sanno tutti. Ma che all’interno del MoMA siano esposte due delle lampade da illuminazione domestica più imitate al mondo, questo lo sanno veramente in pochi.

Che queste due lampade siano poi di italianissima fattura, beh! – questo è un altro discorso!

Ma procediamo con ordine.

Siamo nel 1965 quando il designer italiano Vico Magistretti disegna Eclisse, una lampada per l’azienda italiana d’arredamento ed illuminazione Artemide, che ancora non sa di avere a listino un pezzo che farà epoca.

Si tratta infatti di uno dei prodotti di disegno industriale più rilevanti del XX secolo e divenuta uno dei simboli del design italiano nel mondo. Farà parte della collezione permanente del Triennale Design Museum di Milano per poi trasvolare l’oceano ed entrare nella collezione permanente del MoMA di New York.

E’ stata esposta in molti musei dedicati al design, all’arte contemporanea e all’arredamento di tutto il mondo. Venne premiata con il Premio Compasso d’oro nel 1967 e viene venduta ancora oggi.

L’autore si ispirava al fenomeno dell’eclissi solare per creare una lampada la cui fonte di luce era regolabile a piacimento e “rispondeva” a concetti quali funzionalità, praticità, versatilità, interazione e astrofilia.

La seconda non è una lampada da tavolo ma un arco dall’ardita campana che pare voglia sfidare le regole dell’equilibrio.

Progettata dai designer italiani Pier Giacomo Castiglione e Achille Castiglioni nel 1962 per l’azienda italiana d’arredamento ed illuminazione Flos, diventa presto uno dei prodotti di disegno industriale più famosi e venduti e un oggetto icona del design italiano; fa anch’esso parte delle collezioni permanenti del Triennale Design Museum di Milano e quindi del MoMa.

Si tratta inoltre del primo oggetto di disegno industriale a cui viene riconosciuto la tutela del diritto d’autore al pari di un’opera d’arte.

Il concetto principale di questa lampada era la sua versatilità e praticità, nasceva infatti dall’idea di avere un punto luce effettivamente “sospeso” sopra il luogo di interesse, che poteva essere un tavolo, una scrivania o perfino un libro, senza dover essere vincolati ad un sistema di illuminazione a sospensione, e quindi senza dover essere condizionati da un punto fisso della propria abitazione o ufficio.

Praticità, innovazione, bellezza. Tre parole che non bastano per descrivere due oggetti che “ci ardono e innamorano” di italico orgoglio. Oggetti divenuti dei cult ma – al contempo – elementi presenti nelle abitazioni di molti di noi, che fanno parte del nostro quotidiano e per questo ci educano al bello.

Un oggetto che vive con noi e che ci aiuta a vivere, dandoci luce e calore quando accendiamo il suo interruttore. Pensiamoci la prossima volta – quando sbuffando -dobbiamo cambiargli la lampadina!