Storia e curiosità dei formati di pasta abruzzesi

I formati di pasta della cucina abruzzese riflettono il carattere prettamente contadino di una terra storicamente a vocazione agro-pastorale.

Chitarrina, mugnaia, taccozze, sagnette e rintorcilo sono formati di pasta più conosciuti di una Regione in grado di vantare eccellenze pastaie pari a quelle della più antica cultura partenopea. In epoche passate, la pasta fatta in casarappresentava un’attività, se non quotidiana, comunque diffusissima in ogni famiglia, dove venivano tramandate nozioni e rituali della preparazione, da generazione a generazione.

Le moderne macchine per la pasta, e gli accessori utili a realizzarla, sono strumenti piombati solo in un secondo momento nelle abitudini della massaie abruzzesi, ingegnatesi sin da epoche remotissime per perfezionare l’arte di ammassare e tagliare i formati di pasta autoctoni. La chitarra per la pasta abruzzese, famoso accessorio della cucina casereccia locale, è solo uno tra gli strumenti più conosciuti. A questo, si aggiunge, per esempio, il matterello per il rintrocilo, tipico della zona frentana, e altri semplici quanto efficaci strumenti, un po’ “misteriosi” per le nuove generazioni.

Da sempre tramandati in famiglia, molti formati di pasta sono oggi riscoperti dal pubblico grazie al lavoro dei pastifici abruzzesi che continuano a produrli, ma anche grazie ai tanti blogger e storyteller impegnati nella pubblicazione in rete di ricette per prepararli e cucinarli.

Abbiamo quindi scelto di raccontarli anche noi insieme ad un ospite d’eccezione: la blogger Nuisia Raridi, editor della pagina Facebook “Nu Post”.

Con il suo lavoro di ricerca e divulgazione, Nuisia racconta con accattivante semplicità le ricette tipiche della cucina abruzzese. La sua pagina, molto seguita anche dall’estero, è un vero e proprio viaggio alla scoperta dei sapori locali, e delle tradizioni che li accompagnano.

Dopo un delizioso articolo sulle ferratelle abruzzesi torniamo quindi a raccontare la cucina (e con essa il carattere) di questa splendida terra, detentrice di un patrimonio culturale e enogastronomico unico nel suo genere.

La blogger Nuisia Raridi

. Ciao Nuisia! Innanzitutto presentati, e raccontaci qualcosa di te!
Ciao, mi chiamo Nuisia, ho 25 anni e un nome strano. Sono laureata in Filologia Moderna, e dalla necessità quasi utopistica di lavorare nell’insegnamento, e la voglia di scrivere in un mondo pieno di scrittori, mi sono messa a fare tutt’altro e ho iniziato a “raccontare” le storie della mia terra e le conoscenze che la mia famiglia mi ha tramandato attraverso un canale un po’ particolare: quello dei video.

. Per quale motivo credi sia importante continuare a tramandare la tradizione culinaria della nostra Regione?
Tramandare le tradizioni è l’unico modo che abbiamo per non perdere la nostra identità, e in una regione come l’Abruzzo«identità» è una parola strana che indica – forse prima di ogni altra cosa – quella geniale pensata che è il tavolo imbandito attorno al quale tutta famiglia si riunisce ogni giorno per due volte al giorno. La prima cosa che vi viene in mente al mattino quando vi svegliate è: ho fame, cosa metto nello stomaco?

Ed è quello che per millenni si sono chiesti tutti i nostri antenati. E dalla loro esigenza è nato il loro mondo culturale, che sarà fatto anche di massimi sistemi come la Storia ci insegna, ma coi massimi sistemi in realtà non ci si è mai sfamato nessuno.

Per questo parlare di cucina tradizionale è un po’ come parlare di «arte» popolare. Noi che siamo fuori da quella realtà, senza l’insegnamento dei nostri nonni potremmo al massimo infilare nel forno un timballo di sfoglia del supermercato. Ma sfortunatamente le generazioni dei nostri nonni stanno scomparendo, e siamo proprio sicuri di voler mangiare timballo di sfoglia comprata per tutta la vita?

. Come lavori solitamente alla realizzazione dei tuoi video? Cosa ti ha portato a scegliere di coinvolgere direttamente persone diverse per la preparazione delle ricette?
Questa è una bella domanda. Diciamo che lavoro quasi sempre con l’acqua alla gola e l’ansia di finire il nuovo video mezzora prima di lanciarlo sul web. Realizzare questo tipo di clip richiede molto tempo, ed è per questo che ho scelto di operare per così dire in «presa diretta». Non preparo sceneggiature o canovacci, solitamente piazzo il mio cavalletto davanti al tavolo di lavoro e raccolgo tutto il materiale che riesco a prendere. Detto così sembra molto easy, ma in realtà sono maledettamente pignola, e prima di iniziare con le riprese faccio piazza pulita di tutti gli oggetti troppo moderni o plasticosi che finiscono nel mirino dell’obiettivo. E non sono contenta se non ho ripreso almeno due ore di filmato per estrarne in fase di editing scarsi cinque minuti di video.

La decisione di lavorare direttamente con le persone è nata per caso. Ho iniziano con mia nonna, mettendola in gioco con le sue storiche Cancellate, e il format ha riscosso un notevole successo. Oggi, a distanza di sei mesi, ho avuto modo di registrare in diverse case e con diverse persone che prima non conoscevo. Ho tanto da imparare da tutti loro, e per questo mi piace mostrare le loro mani senza la mediazione delle mie. Non potrei mai avere la manualità di chi da anni prepara dolci per tutta la famiglia.

Posso approfittarne per ringraziare chi ha collaborato con me? La disponibilità e la pazienza che ho trovato in queste persone sono state meravigliose.

. Entriamo nel vivo di questa intervista: come dicevamo prima, i maccheroni alla chitarra sono forse il tipo di pasta più rappresentativo di questa terra, in quanto diffusi un po’ in tutte le provincie abruzzesi. Sai darci qualche consiglio in merito alla loro preparazione, e ai condimenti con cui abbinarli?
È vero, probabilmente i maccheroni alla chitarra sono quasi il simbolo della cucina tradizionale abruzzese, e sono diffusi un po’ ovunque. Col termine «maccheroni», forma italianizzata per «maccarùne» – con le tutte le possibili varianti provinciali – i nostri nonni intendevano in realtà la pasta lunga in genere, compresa quella secca acquistabile al negozio, o per meglio dire alla «’putéche». Tra le paste fresche fatte in casa però la chitarra era probabilmente una delle tipologie più semplici da realizzare.

Maccheroni alla chitarra, pasta principe della tavola abruzzese

«Chitarra» è un italianismo, e indica uno strumento di legno simile ad un piccolo telaio, che più che assomigliare ad una chitarra ricorda vagamente un salterio antico. In dialetto si chiama «lu carratòre» o «lu maccarunàre», quasi a sottolineare l’estraneità di questo oggetto al mondo della musica dentro cui la modernità sembra averlo di fatto tuffato. Il suo utilizzo è molto semplice. Si prepara un impasto di uova, acqua e farina e si tirano delle sfoglie di una ventina di centimetri di larghezza. Le sfoglie, ben infarinate, andranno appoggiate singolarmente sulle corte del carratore, e sarà sufficiente aiutarsi con un mattarello per stirare, o «carrare» la pasta applicando una certa pressione. È una buona idea raccogliere i maccheroni ottenuti in una guantiera di cartone, spolverarli di farina e lasciarli riposare per una decina di minuti prima di cuocerli in abbondante acqua bollente.

La chitarra è una pasta all’uovo e come tale si addice al pranzo della domenica, o alle occasioni di festa. La ricercatezza dell’evento è sottolineata anche dal tradizionale sugo di carne che l’accompagna: il così detto «ragù abruzzese», che viene preparato con due o più tipi di carne in pezzi (non macinata) lasciati a bollire per qualche ora nel pomodoro fresco o nella passata – naturalmente quella di casa. Pare che la tradizione preveda in realtà ben quattro tipi diversi di carne: un pezzo di manzo, uno di maiale, uno di castrato e addirittura uno di papera. E se vi trovate nel teramano non possono mancare le «pallottine di carne», che ancora oggi vengono realizzate una ad una, con un processo che di certo richiama a raccolta tutta l’intera famiglia dalla prima all’ultima generazione.

. Parliamo invece di un altro formato di pasta molto conosciuto: la mugnaia. Questa pasta viene spessa confusa con un altro formato molto simile, la “molinara”. Sapresti dirci in cosa differiscono?
Mugnaia” e “molinara” in genere vanno, per così dire, a coppia, e questo perché presentano molte caratteristiche comuni, e non è sempre facile capire se effettivamente tra le due via sia o meno una differenza sostanziale. Sono entrambe paste all’uovo, e entrambe di origine molto antica. La vallata del fiume Fino, che collega le province di Teramo e Pescara, ha dato i natali all’una e all’altra, proprio in virtù della presenza fluviale che a partire dal medioevo vide l’insediamento di numerosi mulini ad acqua. Furono probabilmente le famiglie di mugnai che abitavano la zona ad inventare per primi questo particolare tipo di pasta che, discendendo nel versante pescarese, e principalmente nel borgo medievale di Elice, prese il nome di «mugnaia», mentre a ridosso del territorio teramano divenne la «molinara» o «mulinara».

Accomunate dalla stessa tecnica di lavorazione, sia la mugnaia che la molinara si preparano con un impasto all’uovo, benché nella molinara si preferisca l’uso di farina integrale, laddove la mugnaia adoperi farina di semola.

Preparata una “pagnottella” di impasto, in entrambi i casi si inizia col praticare un foro centrale, dal quale lavorando manualmente e con grande abilita si procede allargando e allungando la pasta fino ad ottenere uno spessore ben superiore rispetto al classico “maccherone”. Questo tipo di lavorazione rende la pasta irregolare, più «grossa» nella variante di Elice, leggermente più sottile in quella teramana. In entrambi i casi il lunghissimo “anello” di pasta ottenuto non viene spezzato e si cuoce intero, per poi essere condito preferibilmente con sugo di carne all’abruzzese.

I “Maltagliati”

. Taccozze, maltagliati e sagnette sono altri formati molto simili tra loro. Anche in questo caso quali sono le caratteristiche più essenziali di ciascun formato?
Credo che le sagne, al pari dei maccheroni al «carratore», possano essere considerate una delle tipologie più rappresentative del territorio proprio in virtù della loro diffusione. Preparate con impasto di acqua e farina sono un po’ il corrispettivo povero della chitarra – che invece è una pasta all’uovo – e come tali venivano consumate più comunemente nei giorni feriali, solitamente in aggiunta di legumi come ceci e fagioli. Sono così diffuse che compaiono addirittura in una delle più note canzoni popolari abruzzesi: La fijja me, che «faceva le sagne» con grande dedizione, facendo udire gli «schiocchi» fino alle pedici dei monti.

Le classiche “sagne” abruzzesi

Le sagne prendono forme diverse in base ai luoghi in cui vengono preparate, e al variare delle forme spesso e volentieri cambiano anche nome. Nel chietino la sagna per così dire “classica” è quella a forma di fascetta, di piccole dimensioni, e mangiata perlopiù in brodo: con il pomodoro e i fagioli, o in bianco con ceci, agli fritto e odori vari. Le «sagne a pezzàte», una variante particolare delle zone del “basso” Abruzzo a confine col Molise, sono invece grossi quadroni di pasta asciutta, preparati solitamente col sugo.

Molto simili alle sagne sono anche le “taccozze”, una tipologia diffusa tra il vastese e l’atessano, ma che si trova anche nella tradizione molisana. Si distinguono per il loro taglio grossolano, oltre che per un deciso spessore, e sono per molti versi accomunabili ai maltagliati, una pasta di non esclusiva origine abruzzese, ormai diffusa su tutto il territorio italiano. Variante delle taccozze sono poi i «tacconi», o «tacconelli»: identici alle sagne per preparazione e impasto, hanno però una forma quadrata o romboidale.

Tacconi (o taccozze) abruzzesi
Tacconi (o taccozze) abruzzesi

. Un altro formato di pasta molto particolare è il “rintrocilo”. Parlaci di questa varietà.
«Lu rintròcile» è un tipo particolare di mattarello, che si differenzia da quello classico per la dimensione – solitamente non supera i 40cm di lunghezza, – e la presenza lungo tutto il dorso di listarelle di legno ben affilate che lo fanno apparire «a strisce». Quando ero piccola mia nonna ne possedeva uno, e per anni ho creduto fosse la versione per bambini del mattarello più grande, senza tuttavia riuscire a capire il perché di tutti quegli “anelli” sporgenti, che lo facevano apparire decisamente poco pratico. Non sapevo che l’utilità di questo oggetto fosse legata proprio a quegli “anelli”, che hanno la funzione di tagliare la pasta in strisce verticali, economizzando il sistema del «carratore» ed applicandolo ad un singolo arnese.

La pasta preparata con questo strano mattarello si chiama a sua volta “rintrocilo”, e benché nell’aspetto ricordi molto da vicino i maccaroni alla chitarra di cui abbiamo parlato, si differenzia da questi stessi per l’assenza dell’uovo nell’impasto. Il rintrocilo è una pasta di origine povera, diffusa principalmente nel territorio dell’Alto Sangro, nell’area Frentana e nella città di Lanciano. Come la chitarra viene condita con sugo di carne, e insaporita con una spolverata di immancabile pecorino grattugiato, e – perché no – con qualche pizzico di peperoncino fresco.

. Come tacozze e sagnette esistono altri tipi di pasta particolarmente idonei per minestre?
Senz’altro. Mi vengono in mente i quadrucci all’uovo, una pasta molto piccola e naturalmente di forma quadrata, diffusa anche oggi un po’ in tutta la regione. Tipiche invece del teramano sono le Scrippelle ‘mbusse: una particolare tipologia di crèpes, quasi potremmo dire la versione abruzzese delle crèpes francesi, che per l’occasione sono servite in brodo, arrotolate su loro stesse a mo’ di cannelloni, ma ripiene di semplice formaggio grattugiato. Il termine «’mbùsse» significa proprio «bagnate». Sono poi ancora del teramano anche le «munnezzàjje», un genere di pasta un po’ meno conosciuto, che si recuperava dalle spuntature di pasta fresca e veniva consumato unicamente nella minestra.

Quadrucci abruzzesi per brodo
Quadrucci abruzzesi per brodo

E non dimentichiamoci che la tradizione abruzzese del brodo – soprattutto quella contadina – prevedeva oltre la pasta fresca anche il riso bollito. In particolare era usanza prepararlo per consumare il brodo di osso di maiale. Quando non si buttava nulla, tutti gli ossi di prosciutto finivano a brodo, e non è forse un caso che per questo consommé – oggi diremmo un po’ pesante – si preferisse il riso piuttosto che la pasta.

. Ultima, irrinunciabile, domanda: qual è il tuo formato di pasta abruzzese preferito, e con quale ricetta?
Non è facile scegliere, ma di certo un posto d’onore lo detengono gli gnocchi di patate, a patto che siano rigorosamente fatti in casa e che praticamente galleggino nel loro stesso condimento. Il sugo in questo caso è un classico, tuttavia la specialità della nonna erano gli gnocchi con zucca e gamberetti saltati nella «pignata» di coccio delle grandi occasioni. Non ho idea se si tratti di una ricetta tradizionale, o se l’abbiamo inventata lei… in fondo però che differenza fa?

. Nessuna in effetti, l’importante è gustarsela! Buon appetito! – Segui Nuisia anche su Facebook!.

Bonus verde 2018: con il tetto verde risparmi energia (e aumenti il valore dell’immobile)

L’introduzione del Bonus Verde 2018, nei primi mesi di quest’anno, ha aperto il dibattito su nuove e originali tendenze relative al rifacimento di giardini e aree verdi.

Un incentivo che prevede detrazioni fiscali per la sistemazione del verde domestico, come giardini privati e condominiali, ma anche terrazzi e balconi da riconvertire in chiave green.

Questo bonus va ad aggiungersi al resto di quelli previsti dalla nuova Legge di Bilancio 2018, tra cui bonus bebèdetrazioni fiscali per aziende e i nuovi bonus luce e gas, di cui abbiamo già parlato in questo articolo.

Un’iniziativa interessante, resa ancora più tale dalla possibilità di sfruttarla non solo per migliorare l’estetica del proprio immobile, ma anche la sua efficienza energetica. Già perché, al di della bellezza che piante e giardini sono in grado di suscitare, il verde rappresenta un ottimo coibentante per edifici, e si presta ad altri numerosi usi.

È il caso, per esempio dei tetti verdi, diffusi in nord Europa e in altre parti del Mondo, ma praticamente sconosciuti in Italia. Una soluzione sostenibile ed ecologica, in grado di garantire anche un risparmio sotto il punto di vista dei consumi energetici.

Scopriamoli insieme, in questo nuovo articolo del blog Metamer!

Cosa sono i tetti verdi

Proprio come suggerisce il nome, si tratta di un giardino pensile realizzato sul tetto del proprio immobile. I tetti verdi(o Roof In Green, come sono conosciuti all’estero) sono realizzati in modo da essere completamente impermeabilizzati dalla struttura principale, che contribuiscono a proteggere grazie al loro altissimo potere isolante.

Il terriccio utilizzato per la copertura verde permette, infatti, una più efficiente termoregolazione dell’edificio, che consente anche di mantenere meglio il calore in inverno e a garantire una temperature mite in estate. Inoltre, i tetti verdi, migliorano il livello di umidità percepita grazie all’azione delle piante, che fungono da filtro per le polveri sottilipresenti nell’atmosfera.

Una tecnologia ampiamente impiegata in abitazioni e uffici per migliorare l’efficienza energetica, garantendo così maggiori risparmi.

In Francia, nel 2015, il Governo ha promulgato una legge che obbligava le aziende a riconvertire i tetti di edifici di nuova costruzione secondo criteri verdi o fotovoltaico, grazie a incentivi simili all’attuale Bonus Verde 2018.

I risultati sono stati sorprendenti: un netto efficientamento del tasso di consumi ed emissioni, e un decisivo miglioramento dell’umore dei dipendenti, che molto spesso si occupano direttamente della cura dei giardini aziendalidurante le pause di lavoro.

Insomma, quella dei tetti verdi sembra essere una soluzione che, oltre all’ambiente, fa bene alla nostra salute!

Costi e vantaggi dei tetti verdi

Appresi quindi i benefici che le coperture in verde sono in grado di offrire ti starai forse chiedendo ora quanto costa un tetto verde.

Partiamo dal presupposto che, naturalmente, la spesa dipende dalla dimensione del tetto in questione ma, in un certo senso, anche i vantaggi.

Tipologie di tetti differenti saranno idonei ad ospitare giardini pensili e orti urbani diversi. Nello specifico i tipi di tetti verdi sono due:

  • Tetti Verdi Intensivi; della profondità di circa 1 metro, permettono di coltivare piante, ortaggi e persino piccoli alberi da frutto.
  • Tetti Verdi Estensivi; semplici rivestimenti in erba di 15-20 cm di spessore. Creano un’ottima coibentazione e non necessitano di una particolare manutenzione.

La scelta della tipologia è soggetta a parere e alla progettazione di un professionista (architetto o ingegnere) in grado di calcolare con precisione la distribuzione del peso, la capacità di carico del giardino pensile e un corretto sistema di drenaggio dell’acqua.

Prima di ogni operazione, è però necessario informarsi per sapere cosa prevedono nello specifico i regolamenti urbanistici e condominiali in materia, così da poter realizzare un tetto verde con tutte le dovute autorizzazioni.

Il costo di un tetto verde dipende quindi esclusivamente dalla progettualità alla base dello stesso, e dalla sua tipologia (a parità di dimensione, l’intensivo risulterà naturalmente più caro dell’estensivo). Il costo di una semplice copertura verdesi aggira normalmente attorno ai 70 euro per metro quadro, e può superare i 100 qualora si preveda l’impiego di piante o tecnologie particolari.

vantaggi di un tetto verde risiedono invece, come detto, nella riduzione dei costi in bolletta che è in grado di generare, ma non solo.

Un tetto verde, specie se intensivo, e quindi con ortoaumenta il valore dell’immobile anche di un considerevole 15%-20%. Inoltre, ne migliora la qualità, grazie alla riduzione di emissioni e polveri sottili, ottimizzandone termoregolazione, tasso di umidità, isolamento acustico, e permettendo anche un approvvigionamento alimentare a chilometro zero.

Esperti interrogati sul tema stimano che grazie ad un tetto verde sia possibile ridurre le spese di riscaldamento e refrigeramento del 30%.

Come realizzare un tetto verde o orto urbano

Installare un tetto verde sulla propria abitazione è, come detto, un’operazione soggetta ad un’attenta valutazione progettuale. La sua natura rispecchia, per certi versi, i principi alla base della permacultura, una scuola di pensiero teorizzata alla fine degli anni ’70 che punta alla massificazione dei vantaggi derivanti da una buona sinergia degli ecosisistemi naturali. Un dottrina che strizza l’occhio ai bisogni dell’uomo, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi.

La progettazione di un tetto verde si compone di strati che permettono l’impermeabilizzazione, l’areazione e il drenaggio, al fine di evitare problemi di infiltrazioni d’acqua e altra natura. Data la natura complessa del progetto, è vivamente sconsigliata l’idea di realizzare un tetto giardino fai da te, a meno che tu non sia un esperto in materia.

Questo perché, al di là degli aspetti appena citati, è fondamentale tenere conto della maggiorazione di peso che graverà sulla struttura una volta che il tuo tetto verde sarà pronto, ed è quindi fondamentale sviluppare alla base un calcolo necessario che tenga conto della natura dell’immobile interessato.

Il Bonus Giardino 2018 prevede incentivi per tetti verdi con una detrazione del 36% delle spese ammissibili dal bando, fino ad un massimo di 5.000 euro. Le spese ammissibili comprendono anche la fase di progettazione e acquisto dei materiali, aspetto da non sottovalutare quindi, a fronte di un potenziale risparmio in grado di permettere una maggiore sicurezza.

Valutare l’opportunità di realizzare il proprio tetto giardino, per abitazioni o uffici, diviene quindi una considerazione concreta, sulla quale iniziare seriamente a riflettere sulla base degli ottimi risultati guadagnati in questi anni da altri Paesi nel Mondo.

Riconversione energetica: contributi per le PMI abruzzesi

La Regione Abruzzo ha recentemente pubblicato un bando per l’erogazione di incentivi finalizzati alla riduzione dei consumi energetici e delle emissioni per le piccole e medie imprese della Regione.

Il finanziamento è parte del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2014-2020 del Piano Operativo Regionale: una strategia mirata al sostentamento di progettualità e imprese in ambito locale.

Con la partecipazione a questo bando è possibile ottenere finanziamenti per adeguamento e efficientamento energetico, miglioramento di impianti per lo smaltimento di fumi, adeguamento termicosostituzione infissi e altri importanti lavori. Meno emissioni significa più efficienza, e più risparmio.

Cos'è il fondo europeo di sviluppo regionale

Abbreviato in FESR, è uno dei fondi strutturali che l’Unione Europea messi a disposizione per i Paesi membri. L’acquisizione del fondo prevede la partecipazione ad un bando e l’invio della regolare documentazione richiesta, pena l’esclusione. Data la complessità di elaborazione dei documenti necessari per i non addetti ai lavori, solitamente privati e aziende preferiscono affidare l’invio della domanda di adesione ad agenzie specializzate in reperimento di fondi e contributi europei.

In questo caso, è possibile tuttavia inoltrare la propria domanda online, tramite la web app della Regione Abruzzo.

Il nuovo FESR con programmazione 2014 – 2020 è disciplinato da Regolamento UE n.1301 del 2013, e prevede l’incentivazione di:

  • innovazione e ricerca;
  • agenda digitale;
  • sostegno alle piccole e medie imprese (PMI);
  • economia a basse emissioni di carbonio.

Quote minori del FESR 14-20, inoltre, sono destinate a progetti per la riconversione energetica a basse emissioni di carbonio.

FESR 14-20: contributi imprenditoria Abruzzo

Il finanziamento è riservato a micro, piccole e medie imprese in Abruzzo che:

Abbiano sede operativa ubicata nella Regione Abruzzo entro la data di erogazione del fondo;
siano iscritte al Registro delle Imprese dal 1° Gennaio 2016. È possibile presentare progetti per più unità operative, purché distinte per ogni singola e differente unità.

I progetti finanziabili riguardano l’efficientamento energetico, basati su due specifiche linee di intervento.

LINEA A – EFFICIENTAMENTO DEI SISTEMI PRODUTTIVI

Comprende lavori di:

  • Rifasamento elettrico;
  • Modifiche del sistema produttivo (ciclo, macchinari o componenti) con interventi specifici di riduzione dei consumi elettrici;
  • Introduzione/sostituzione di motori, pompe, inverter, compressori o gruppi frigoriferi secondo le migliori tecnologie disponibili sul mercato;
  • Coibentazioni compatibili con i processi produttivi;
  • Modifiche del sistema produttivo (ciclo, macchinari o componenti) con interventi specifici di riduzione dei consumi termici;
  • Recupero calore di processo da forni, trasformatori, motori o da altre apparecchiature
    Sistemi di ottimizzazione del ciclo vapore.
LINEA B – EFFICIENTAMENTO DELLE STRUTTURE

Comprende invece lavori di:

  • Isolamento dell’involucro opaco dell’edificio: pareti laterali esterne/interne (es. rivestimento a cappotto) o di quelle a contatto con zone non riscaldate, comprese le coperture, ovvero di tutte le superfici opache disperdenti;
  • Sostituzione di serramenti ed infissi e/o delle superfici vetrate;
  • Sostituzione di impianti di riscaldamento/raffrescamento con impianti alimentati da caldaie a gas a condensazione o con impianti alimentati da pompe di calore ad alta efficienza;
  • Sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore o a collettore solare per la produzione di acqua calda sanitaria, integrati o meno nel sistema di riscaldamento dell’immobile;
  • Sistemi di building automation e sistemi di controllo per l’illuminazione e la climatizzazione interna mediante timer, sensori di luminosità, presenza, movimento, concentrazione di umidità, CO2 o inquinanti;
  • Sistemi di climatizzazione passiva (sistemi di ombreggiatura, filtraggio dell’irradiazione solare, sistemi di accumulo, serre solari, sistemi trasporto luce naturale, etc.).

Come riportato sul bando ufficiale, sono quindi ammissibili spese per:

  • acquisto ed installazione di macchinari, impianti, attrezzature, componenti dei sistemi produttivi e/o delle strutture, programmi informatici;
  • opere edili ed impiantistiche strettamente necessarie e connesse alla realizzazione del Progetto di efficientamento energetico e ad esclusivo asservimento di impianti/macchinari oggetto di finanziamento;
  • spese per studi energetici, purché strettamente legate al Progetto di efficientamento e necessarie per la preparazione o esecuzione (emissioni CO2 e gas serra, calcolo ENEA, Audit energetico e simili);
  • perizie tecniche giurate;
  • polizze fideiussorie.

Il limite di spesa è attestato ad un limite inferiore a € 25.000, e il finanziamento non è soggetto a retroattività in caso di lavori già eseguiti.

Il contributo a fondo perduto per le imprese è pari al 50% della spesa complessiva per la piccola impresa, e al 40% per la media impresa. Su queste percentuali, è tuttavia prevista una maggiorazione del 5% sul finanziamento ad imprese ubicate nei 35 Comuni Abruzzesi inseriti nella Carta degli aiuti di stato a finalità regionale 2014-2020.

I Comuni in questione sono: Alanno, Ancarano, Atessa, Bolognano, Bussi sul Tirino, Caporciano, Chieti, Collepietro, Colonnella, Controguerra, Corropoli, Cupello, Fossa, Gissi, L’Aquila, Manoppello, Monteodorisio, Mozzagrogna, Navelli, Nereto, Paglieta, Pescosansonesco, Pietranico, Poggio Picenze, Prata d’Ansidonia, S. Egidio alla Vibrata, S. Omero, Salle, San Demetrio ne’ Vestini, San Salvo, Scafa, Scoppito, Sulmona, Torano Nuovo, Turrivalignani.

Il termine ultimo per l’inoltro della domanda è possibile fino al prossimo 26 Febbraio 2018.

Per maggiori informazioni, e per scaricare il bando completo, visita il sito www.regione.abruzzo.it.